Il giudice conferma il provvedimento cautelare e impone l'obbligo di dimora al giovane nigeriano fermato lunedì

 

”Chiariremo nel corso del processo come sono andate le cose: alcune accuse sono già cadute” dice l'avvocato Leopoldo Catena che difende il 20enne fermato dai vigili urbani durante la "sceriffata" di Vincenzo De Luca. E' lo stesso De Luca a usare il termine "sceriffo" ai microfoni di Radio Alfa, termine affibbiato al sindaco per la vicenda in questione, da quanti lo avevano criticato dopo la diffusione del video in rete, girato durante quegli attimi di follia a seguito del fermo e delle presunte resistenze e violenze che hanno causato ai due vigili urbani una ferita al volto per il primo e una costola incrinata al secondo. Il sindaco ribadisce quanto già raccontato dalla nota della polizia municipale e sul suo profilo facebook. "I vigili urbani hanno chiesto i documenti ad un nigeriano impegnato ad accattonaggio - ha raccontato con molti particolari il primo cittadino ai microfoni della radio con sede a Teggiano - 4 imbecilli facevano il tifo per il nigeriano e uno ha usato il cellulare e ha fatto il video messo sulla rete. Dare un euro a queste persone, significa darli alla camorra! Mica uno si sveglia la mattina per fare lo sceriffo. Almeno finchè ci sono io, la sicurezza sarà garantita. Quando non ci sarò alla buona di Dio, capiranno cos’è la città mangiata viva." 

Chiarite dunque, le dinamiche che hanno portato al fermo, i due agenti hanno notato il giovane impegnato nella pratica della questua vietata da un'ordinanza comunale, avvicinatosi al nigeriano per identificarlo, il giovane, stando al racconto di uno dei due vigili riportato da Ansa, ha prima detto di non avere documenti e poi di non volerli mostrare a quel punto è scattato il fermo. Il giovane ha invece sostenuto di non aver avuto neppure il tempo di cercare i documenti, da qui la resistenza alla procedura di fermo dei due vigili. Non dovrebbe trattarsi dunque di un'aggressione ma le ferite ai vigili urbani sono relative alla resistenza fatta dal giovane all'azione del fermo, caduta quindi l'accusa di violenza ipotizzata in un primo momento. Intanto il provvedimento cautelare è stato convalidato dal giudice Urbano Perrotta e il giovane sarà costretto in stato di libertà con obbligo di dimora nel comune di residenza che è risultato essere quello di Acerra, contrariamente a quanto indicato in un primo momento dalla stessa nota della polizia municipale che erroneamente aveva indicato il comune di residenza in quello di Gragnano. Nello zaino del giovane - come indicato dallo stesso De Luca - è stato trovato materiale informatico per circa 1500 euro e 117 euro in contanti, oltre ai documenti tanto discussi. Il processo con rito direttissimo cominciato nella giornata di martedì, tornerà in aula il 25 novembre.

 

Ivan Romano

Foto di Ivan Romano

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