La morte del giovane tifoso napoletano tra solidarietà e follia

 

La vicenda umana di Ciro Esposito, della sua famiglia e dei suoi cari, lascia l'amaro in bocca, perchè la violenza con la quale ha investito tutti, le immagini dallo stadio olimpico, le riprese televisive degli scontri e del soccorso, l'agonia, i comunicati stampa che annunciano la sua morte, precedendola di qualche ora, a cavallo della partita della nazionale, tutto ha un sapore beffardo, un vaccino che spinge lontano dal calcio e dagli stadi. Poco importa che il tutto si sia consumato fuori dai contesti sportivi, come se un gruppo di tifosi, aggredito da un altro gruppo di tifosi, o da un solitario antagonista, possa rigettare le immagini di squallore, proposte al mondo, in quella che doveva essere una festa. Ciro Esposito è morto per nulla e nessuna ricostruzione, neppure quella che verrà fuori dalle indagini e dai gradi di giustizia, potrà mai rendere giustizia alla tragedia umana, aggravata dalla viltà dell'arma usata come difesa o offesa estrema, senza neanche quel pure assurdo codice etico che contraddistingue il mondo ultras. Così non resta che la solidarietà del caso, come in tanti altri casi, striscioni, sciarpe di tanti colori e tutta quella solita procedura della tragedia che come le altre, finirà per svanire lenta tra carte processuali e avvocati. 

“Di fronte alla tragedia della morte di Ciro Esposito, la prima cosa da sottolineare è la figura di una madre che, ancora in queste ore, sta chiedendo che nessuno sporchi la memoria di suo figlio con atti di violenza o di vendetta. Resta, poi, il fatto in sé, che è di una gravità enorme. Davvero possiamo vivere una partita di calcio come una guerra? Davvero vogliamo continuare a far finta che atti di violenza, più o meno organizzata, siano sentimenti di appartenenza e di identità”. Con queste parole il sindaco Vincenzo De Luca ha commentato dal suo profilo facebook la vicenda Ciro Esposito, aggiungendo: “Un conto è la passione sportiva, altro è fare degli stadi una terra di nessuno dove si può fare ciò che si vuole. E non è possibile che ogni domenica si debbano spendere risorse dello Stato per mandare migliaia di poliziotti a fare la guardia ai delinquenti. Altri paesi, come l’Inghilterra, hanno estirpato il problema alla radice. Bisogna arrivare a metodi di repressione efficace: chi è delinquente va messo in galera un minuto dopo. Se vogliamo onorare la memoria di questo ragazzo e trarre una lezione da questa tragedia, dobbiamo veramente deciderci a voltare pagina: mai più tollerare la violenza, perché non è ammissibile che un ragazzo muoia per andare a vedere una partita. Sono orgoglioso della tifoseria salernitana per il gesto di affetto che ha compiuto. Mi auguro che i nostri tifosi vogliano aprire un dialogo e instaurare rapporti di amicizia con la tifoseria napoletana e con tutte le tifoserie d’Italia.”

Vorremmo che tale solidarietà si esprimesse ogni maledetta domenica, senza la ricorrenza di turno, senza la retorica del caso e senza strumentalizzazioni, se pur comprensibili, come nel caso dello striscione comparso a Napoli "De Santis Fascista Assassino, Napoli ti odia" perchè quando si uccide non si ha colore, tutti i crimini, le idee, passano secondarie, passano come la solidarietà, le condanne e la memoria, troppo corta e pronta a ringiovanirsi in nuove tragedie.

 

Ivan Romano

Foto di Ivan Romano

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