Eseguite tredici ordinanze (cinque in carcere, otto ai domiciliari) dai carabinieri

 

Sgominata una articolata organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti: in mattinata i carabinieri del comando provinciale di Salerno, insieme ai colleghi della guardia di finanza e ai nuclei cinofili di Salerno e di Tito (Potenza) hanno eseguito tredici ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Salerno, emesse su richiesta della locale procura della Repubblica DDA, a carico di tredici soggetti (cinque finiti in carcere, otto ai domiciliari). Cinque persone sono state fermate per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, otto persone invece per spaccio di stupefacenti, nel dettaglio hashish e marijuana.

Le indagini dell'operazione denominata "Cattivi maestri", si apprende da una nota della procura della Repubblica di Salerno, sono state conclude nell'ottobre del 2013 e hanno permesso di stabilire l'esistenza di un solido vincolo associativo tra i 5 indagati destinatari del provvedimento restrittivo in carcere, considerati gli elementi di spicco del gruppo criminale, capaci di organizzare e gestire una vera e propria “piazza di spaccio”, localizzata nel quartiere Mercatello di Salerno, nella zona in gergo denominata “le baracche”.

In tale contesto è emersa la figura di leader ricoperta da uno dei fermati, capo indiscusso del sodalizio, proprio grazie alle sue attitudini di organizzatore della rete di spaccio e promotore del traffico illecito, mediante giovani sodali che garantivano il giornaliero approvvigionamento dello stupefacente, il suo stoccaggio in luoghi sicuri e riparati dal controllo delle forze di polizia, la vendita al dettaglio ai clienti mediante altrettanto giovani pusher e, infine, la raccolta dei proventi delle attività illecita. Alcuni stretti collaboratori del leader dell'organizzazione gestivano la piazza di spaccio e recuperavano i crediti per la cessione di droga ai clienti abituali. Altri sodali custodivano lo stupefacente approvvigionato, che di volta in volta veniva occultato o presso le stesse abitazioni dei predetti, ovvero in altri locali nelle loro disponibilità. Il sodalizio si avvaleva anche di pusher, assidui e fidati nello svolgimento delle attività di vendita al dettaglio per conto del gruppo.

Le investigazioni, condotte con sistemi tradizionali e con l’ausilio di strumenti tecnici, hanno inoltre permesso di accertare che lo spaccio di stupefacenti costituiva l’unica abitudinaria occupazione dei sodali, tesa a garantire loro il quotidiano e sistematico sostentamento economico. L’organizzazione nel dettaglio dell’attività di spaccio avveniva attraverso l’acquisizione delle ordinazioni dello stupefacente, mediante contatti telefonici tra il leader dell'organizzazione e i fornitori, seguiti da incontri diretti tra le parti (cedente/acquirente). Anche la distribuzione della droga avveniva secondo un vero e proprio accordo tra acquirenti e venditori, connotato da un linguaggio criptico (lo stupefacente veniva di volta in volta indicato con i termini “CD”, “prevendita”, “arance”, “pacchettino”), volto a scongiurare eventuali captazioni da parte delle forze dell’ordine. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati 500 grammi di marijuana e 5 kg di hashish.

 

Dalla Redazione

Foto Ivan Romano

 

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