Operazione della polizia provinciale a Pagani: scoperti documenti recanti dati sensibili e personali

 

Abbandono di rifiuti e violazione della normativa relativa al trattamento dei dati personali: con queste accuse tre persone sono state denunciate in seguito ad una operazione svolta, nei giorni scorsi, a Pagani, dagli agenti del nucleo operativo ambientale della polizia provinciale, agli ordini del maggiore Anna Maria Azzato. Gli inquirenti, dando seguito ad una pregressa indagine relativa al contrasto di illeciti in campo ambientale, hanno effettuato un controllo presso un'azienda dedita al recupero dei rifiuti sul territorio. Nel corso dell'ispezione sono stati individuati documenti fiscali - in notevole quantità - recanti dati sensibili e dati personali (modelli 730 compilati in originale, modelli ISEE relativi allo stato patrimoniale dei soggetti interessati, copie di documenti di identità et c.) non distrutti e facilmente accessibili e visionabili da parte di terzi. Data la particolarità dei rifiuti e l'importanza dei dati in essi contenuti la polizia provinciale ha effettuato il sequestro di quanto rinvenuto ponendo il tutto a disposizione dell'autorità giudiziaria e avviando le indagini del caso.

Gli inquirenti hanno quindi scoperto - si apprende da una nota della polizia provinciale - che il materiale faceva parte dell'archivio di un centro di assistenza fiscale appartenente ad una nota sigla sindacale con sede distaccata a Nocera Inferiore. Il materiale - riferiscono gli inquirenti - era stato abbandonato sulla pubblica via senza adottare le misure minime di sicurezza in materia di protezione dei dati personali (tanto che i documenti sono stati prelevati da un privato cittadino e trasportati in agro a Pagani): sono stati quindi individuati il responsabile del trattamento dei dati della sede distaccata del CAF, il legale rappresentante della società titolare dei dati e della società che gestisce la consulenza fiscale: per loro, riferisce la polizia provinciale, è scattato il deferimento in stato di libertà per aver abbandonato il materiale (che costituisce rifiuto speciale) e per aver commesso gravi violazioni della specifica normativa in materia di protezione dei dati personali, con esposizione dei soggetti interessati ad essere oggetto di potenziali condotte illecite (come il furto di identità). La polizia provinciale ha inoltre informato della vicenda il Garante per la protezione dei dati personali per l'adozione di sanzioni di specifica competenza. Proseguono le indagini della polizia provinciale allo scopo di verificare se l'abbandono dei documenti recanti dati sensibili sia stata una prassi seguita nel tempo o un caso isolato.

 

Marco De Simone

Foto Ivan Romano

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