Proiettato a Bruxelle il documentario Influx

 

 

 

Proiezione al Parlamento europeo di Bruxelles del documentario di Luca Vullo "Influx" sugli italiani emigrati a Londra. I dati: gli italiani emigrati all'estero, nel solo 2016, sono stati oltre 250mila. Adinolfi (M5S): «Un Paese che non investe in istruzione, ricerca e sviluppo, nei propri giovani e nelle proprie eccellenze è un Paese destinato a morire»

«Il numero di persone altamente qualificate è ancora insufficiente e chi è veramente qualificato scappa. Non possiamo più restare fermi. La politica ha enormi responsabilità». Questo è quanto detto da Isabella Adinolfi, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, nel corso del dibattito che si è tenuto al Parlamento europeo di Bruxelles dopo la visione del documentario “Influx” del giovane regista siciliano Luca Vullo.

Un’opera girata interamente a Londra che ha messo in luce le originalità degli italiani soprattutto di coloro che, “o per disperazione o per incoscienza” (così viene spiegato nel documentario), emigrano alla ricerca di una seria opportunità lavorativa sempre più rara in Italia.

La crescita del fenomeno migratorio potrebbe anche essere conseguenza di un sistema di istruzione superiore insufficientemente finanziato? A ben leggere la relazione semestrale di valutazione degli obiettivi raggiunti dall’Italia, redatta dalla Commissione europea, la spesa pubblica per l’istruzione superiore, rappresentando appena lo 0,3% del PIL, è stata la più bassa dell’UE nel 2014.

Inoltre, il tasso di istruzione terziaria in Italia è il più basso d’Europa: 25,3% nel 2015 per la fascia di età 30-34 anni, rispetto al 38,7% nell’UE. Un quadro che porta a non sostenere adeguatamente un quinto degli studenti che, nonostante ne abbiano diritto, non ricevendo alcun aiuto lasciano, nella migliore delle ipotesi, il percorso di studi.

«Senza un piano di investimenti, serio e a lungo periodo, nell’ambito dell’istruzione, educazione, nonché in ambito culturale, non si va da nessuna parte – ha riferito l’Adinolfi nel corso del dibattito - il cambiamento parte dal basso e passa necessariamente per l’educazione dei cittadini: è necessario fornire gli strumenti intellettivi necessari per fare sì che ognuno si attivi per rendersi parte del cambiamento»

La cosiddetta “fuga dei cervelli”, quasi sempre legata alla mancanza di opportunità, ha effetti negativi anche sul Pil. Secondo i dati forniti da Confindustria, l’emigrazione dei giovani costa all’Italia 14 miliardi di euro (1% del Pil) all’anno. Quanti sono e dove vanno gli italiani che emigrano?

Secondo il “Dossier Statistico Immigrazione 2017” di Idos e Confronti, nel solo 2016, sono stati almeno 285mila gli effettivi trasferimenti di italiani emigrati, per la maggior parte o diplomati o laureati. Destinazioni: Gran Bretagna, Germania, Austria e Francia.

Un trend da invertire anche sul fronte occupazionale. La Campania ha un tasso di disoccupazione che arriva al 50% quando si parla di giovani, ma «fintanto che registriamo l’assenza di serie politiche culturali e di supporto ai giovani ci sarà poco da fare – spiega Isabella Adinolfi - un esempio su tutti: ad oggi lo Stato italiano non riconosce giuridicamente i professionisti laureati in conservazione dei beni culturali».

«Vanno mobilitati e sfruttati il più possibile i fondi europei – ha concluso il membro della Commissione cultura - le imprese del mezzogiorno, startup comprese, devono essere nuovamente capaci di assumere le nuove generazioni di ragazze e ragazzi al momento espulse dal mondo del lavoro. Vanno sperimentati nuovi modelli di impresa verso l'ambiente e la cultura del territorio».

 

Comunicato Stampa Isabella Adinolfi

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