La kermesse veronese scopre l'antico vitigno salernitano

 

 

C’è un pezzo di Cilento tra i “debuttanti” alla 51ª edizione del Vinitaly di Verona: a rappresentare i colori – e ancor più, i sapori e i profumi – di questa terra mitica ci saranno, per la prima volta, i produttori di Aglianicone.

Dietro questo nome si nasconde un antichissimo vitigno autoctono a bacca rossa, originario del salernitano, ma completamente sparito dalle produzioni locali alla fine del XIX secolo, a seguito del terribile attacco di fillossera dell’uva che martoriò l’Europa in quegli anni.

A distanza di più di un secolo, un manipolo di giovani imprenditori sta nuovamente puntando su questo vino, con l’obiettivo di ritagliarsi una “nicchia d’eccellenza” nei circuiti del mercato enologico locale e non solo.

E così, domani (lunedì 10, ndr), questi imprenditori varcheranno la soglia del Padiglione Campania del Vinitaly per offrire in degustazione il loro prezioso prodotto ai visitatori di una tra le più importanti fiere di settore d’Europa. Tra loro, c’è Ciro Macellaro, animatore dell’associazione di tutela “Terre dell’Aglianicone” e imprenditore vitivinicolo. Lo intercettiamo al telefono a poche ore dal “debutto”.

Ciro, tutto il mondo dell’enologia locale guarda con una certa attenzione alla riscoperta dell’Aglianicone.
È vero, ma le produzioni accertate si attestano ancora attorno a valori modesti: 16 ettari totali. Molte aziende agricole, però, sulla scorta del lavoro svolto finora dall’associazione, stanno investendo in Aglianicone (o sono interessate a farlo). Perciò, nei prossimi due anni, credo che la produzione possa senz’altro raddoppiare.

Come avete scelto le bottiglie da portare in degustazione al Vinitaly?
Volevamo un risultato veritiero, perciò ci siamo rivolti a blogger ed esperti del settore, che conoscono bene l’universo “vino”. L’esito della selezione, però, non ha comportato delle bocciature, ma solo un miglior… ordine degustativo. In altre parole, in previsione della degustazione, abbiamo cercato di valorizzare tutti i vini, dandogli un ordine cronologico crescente, per evitare che qualche vino più giovane e profumato potesse offuscare le caratteristiche dei vini più vecchi.

Il prezzo vi ha finora penalizzato rispetto agli altri vini campani più famosi e diffusi sul mercato?
Una bottiglia d’Aglianicone, in cantina, “viaggia” dai 30 ai 33 euro. È un costo mediamente alto, sì, ma stiamo pur sempre parlando di un prodotto di nicchia. In futuro, non è escluso che, all’aumentare del volume della produzione, anche il prezzo subisca un leggero ritocco al ribasso; badate, però, che quella spesa è indicativa di certi standard di qualità ai quali non si può rinunciare. Questo vino si rivolge, inoltre, a un pubblico tipicamente attento a prodotti meno commerciali. In questo senso, la nostra speranza è crescere e arrivare in maniera più profonda e radicata nei ristoranti e sui banconi delle enoteche.

 

Mario Delfino| Alessandro Gammaldi

Foto Freelance News

 

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