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La Salernitana festeggia oggi il suo 95° compleanno 

La Salernitana nacque ufficialmente giovedì 19 giugno 1919 nella sede della GEI in quella che oggi è via Mercanti. Si riunirono in assemblea dirigenti delle società disciolte durante il conflitto del 1915-1918 su proposta di alcuni amici, Giovanni Calabritto, Vincenzo Giordano, Adalgiso Onesti e Matteo Schiavone. Il calcio a Salerno era sbarcato qualche anno prima, quando alcuni giovani del convitto nazionale Tasso, tra i quali Donato Vestuti, lo avevano introdotto negli ambienti dello Chalet del Club Nautico, di cui divenne presidente per il merito di aver introdotto il calcio nelle attività del club, con la società Foot Ball Club Salerno. Altre furono le società a nascere in quei primi anni del '900, la Giovane Italia, la  FBC Settembrini, FBC Campania, la Sporting Club Audax.

La società fondata da Matteo Schiavone, un ex portiere (della FBC Campania) che nella vita ha ricoperto svariati ruoli nel calcio, dal giocatore al tifoso, passando dal dirigente, allenatore e giornalista; e i suoi amici assunse il nome di Unione Sportiva Salernitana, la presidenza fu data ad Adalgiso Onesti, il direttore tecnico Matteo Schiavone, e l'allenatore Vincenzo Giordano, la sede era in un sottoscala del Teatro Verdi, spazio messo a disposizione dal comune di Salerno. Pochi mesi dopo, in agosto, con alcune amichevoli disputate nei campi non regolamentari di piazza dei Martiri e piazza del Vecchio Mercato, in attesa della sistemazione del campo di piazza D'Armi, Vincenzo Giordano perse la vita a seguito delle ferite riportate durante la guerra, e Matteo Schiavone assunse anche il ruolo di allenatore.

L'inizio dell'attività societaria, ha il sapore di un calcio ormai perduto nei meccanismi perversi del profitto e dei diritti televisivi. La Salernitana infatti, non disponeva ancora di un campo regolamentare, il piazza D'Armi era sottoposto ad un adeguamento che alla fine del 1919 era ancora in corso. Ad ottobre cominciò il campionato di I categoria, la Promozione Regionale, che equivaleva all'attuale serie B cominciava nel febbraio de 1920, ma neppure questo tempo supplementare permise alla Salernitana di avere a disposizione il proprio campo per l'inizio del torneo. Matteo Schiavone chiese di disputare in trasferta le partite di andata del mini girone da quattro in cui era inserita la compagine salernitana, ottenendo l'autorizzazione dal comitato Regionale della Federazione Italiana Gioco Calcio. Tra la mancanza di un campo regolamentare e la difficoltà a reperire dieci maglie di gioco dello stesso colore, tant'è che per un fortuito caso Adalgiso Onesti riuscì a reperire dieci magliette bianco celesti a bande orizzontali, che di fatto diedero la colorazione ufficiale alla Salernitana, ebbe inizio l'epopea dei granata.

Troppo lunghi 95 anni per riassumerne i sapori, negli aneddoti che caratterizzano la più grande tra le passioni cittadine, i protagonisti che hanno infiammato via via generazioni di tifosi e sportivi. Troppo scontato poi, recitare a memoria il decalogo di una formazione tipo o piangere chi nel corso degli anni ha lasciato il manto verde, con i suoi sapori di erba bagnata o gli spalti colorati di granata, orfani, scontando i cicli naturali o nelle tante tragedie comuni al mondo del calcio, meglio lasciare che un film ideale scorra nei ricordi che ognuno porta con se, da tifoso, sportivo, cronista, le immagini e i suoni di un campo tinto di granata e battuto da undici cavallucci marini.

 

DAL DIARIO DI UN TIFOSO

"Piacenza, 23 maggio 1999,

il viaggio è stato massacrante eravamo stipati in quelle carrozze, gli uni sugli altri. C'era chi dormiva sui porta pacchi degli scompartimenti, chi ti offriva da bere o fumare senza conoscerti e ti guardava con la tenerezza del fratello maggiore. La notte è passata tra brevi sonnellini e i ricordi saldi del gol di Vannucchi, tutti hanno raccontato come avevano vissuto quegli ultimi momenti della partita di sette giorni prima, contro il Vicenza. La luce del giorno ha ridestato un po' tutti, come se la magia della notte, fosse improvvisamente svanita, lasciando spazio al dovere di tifoso e cancellando la poesia di un viaggio, tra memorie da ultras e sogni infiniti. Avevamo cominciato a fare cori, di stazione in stazione, urlando ancora più forte a Firenze. Il motivetto è quello della canzone di Emilia dal titolo Big big World nostalgica, come quei mesi, la scuola quasi finita e mi trovavo con tutti i soliti compagni del Genovesi, a tifare ed in testa una frase, ci salviamo! ci salviamo? Sotto la curva dello stadio di Piacenza mi sopraggiunse un brivido, mi aspettavo uno stadio più grande, ma gli spalti, nel nostro settore, sono tubi di ferro, entriamo dopo lunghi controlli e senza acqua da bere, mi hanno tolto tutto. Faceva caldo, lo stadio si stava riempiendo e alcuni tifosi della Salernitana si stavano accomodando nei distinti, siamo tantissimi, pensai. In curva finalmente riabbracciammo i compagni della sud, partiti per tempo con gli autobus, io e Carlo eravamo saliti in treno, all'ultimo momento, ci girammo a guardare il prato verde mentre i granata scendevano in campo per il riscaldamento e fuori, verso l'ingresso si sentivano grida e rumori, qualcuno voleva entrare senza biglietto in settore già colmo di gente poi la sud, cominciò a cantare. In quel momento ho sentito un'emozione stringermi forte il cuore e in quel dolore immaginario, un dolore che combatteva con la speranza, ho sentito umidi gli occhi, mentre l'eco della voce di Salerno gridava tutto il suo orgoglio. Due ore dopo abbiamo perso la serie A. Ho pianto e con me Carlo, Germano, Daniele e tutti i ragazzi che avevo intorno a me, volevo solo tornare a casa, e triste aspettavo il treno che mi avrebbe riportato a casa, Salvatore mi aveva praticamente tolto dal primo dei due treni speciali per Salerno, dicendomi che c'erano troppi tifosi, troppo casino, era meglio aspettare il secondo, così avevo salutato i ragazzi che erano già pronti a tornare a casa. Quando è arrivato il secondo treno, siamo saliti occupando uno scompartimento, c'era tanto movimento su quel treno, poi giunti a Bologna la polizia è salita e ha prelevato con la forza alcuni facinorosi, purtroppo per loro non torneranno a casa stanotte. Siamo rimasti svegli fino a Firenze poi abbiamo spento la luce. Quando mi hanno svegliato a Salerno, i ragazzi mi raccontavano di quello che stava accadendo a Nocera Inferiore, dove il primo treno era fermo, immobilizzato da disordini non molto chiari. Io ero stanco per capire e chiesi a Carlo un passaggio in vespa verso casa, era ormai lunedì 24 maggio 1999, i miei compagni erano a scuola, i nostri sogni svaniti e mi abbandonai ad un sonno profondo da cui non avrei voluto mai destarmi."

"Il risveglio, le telefonate, i ragazzi morti. Dopo Piacenza nulla è stato più uguale, la verginità che avevamo riconquistato dopo la morte di Giuseppe Plaitano il primo morto del calcio italiano, era svanita, e con lei quattro vite in quella vigliacca carrozza numero 5, di quel maledetto treno 1681, e in quella buia galleria di Santa Lucia a sette minuti da casa, a sette minuti dalla vita. Il ricordo di Ciro Alfieri, Vincenzo Lioi, Giuseppe Diodato e di Simone Vitale e quelli di Giuseppe Plaitano, sono doverosi oggi, perchè è nei giorni di festa che deve ringiovanire la memoria, quella memoria: specchio in cui guardiamo gli assenti. In quella memoria finiscono le gioie, i nomi dei bomber, degli ultras, di Carmine Rinaldi, di giocatori, allenatori, presidenti, massaggiatori, dirigenti e di tutti coloro che amano la Salernitana perchè "la storia - citando Émile-Auguste Chartier - è un grande presente, e mai solamente un passato".

 

Ivan Romano

Foto di Ivan Romano

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