In Italia si perderà il 40-80% d'acqua

 

 

 

Sembra aver sorpreso tutti, ma la crisi idrica registrata in Italia nelle ultime settimane, da nord a sud, in realtà non era soltanto prevedibile, ma era stata già ampiamente documentata.

Una ricerca risalente al biennio 2014-2015 confluita nella pubblicazione report di World Resources Institute non lascia grandi speranze all'umanità, con gli attuali cicli climatici e le tendenze al surriscaldamento e alla diminuzione delle piogge, il mondo rischia di restare senza acqua entro il 2040.

Ma già nel 2012, uno studio delle nazioni unite aveva messo in relazione la siccità con l'umanità giungendo alla conclusione che entro il 2030 metà della popolazione terrestre resterà senza acqua.

Lo studio del World Resources Institute ha sviluppato un modello abbastanza preoccupante con riduzioni in certe zone del pianeta che superano l'80% delle attuali riserve d'acqua.

Se messo a paragone con il crescente aumento di popolazione ad oggi, 8 luglio 2017, nel momento in cui scrivo il sito World meters indica nel globo una popolazione pari a 7.516.983.702, non si delinea un futuro roseo per le prossime generazioni.

La cosa che lascia più angosciati, è che lo studio è stato pubblicato nel bel mezzo della torrida estate del 2015 - riportato da Left il 31 agosto - eppure ad oggi sembrano ancora scarse per non dire assenti, politiche serie che affrontino la questione, partendo ad esempio da investimenti capaci di ridurre gli sprechi con la costruzione di reti più efficienti.

Il vero dramma è che se già nel 2015 il WRI indicava come possibile causa di guerre e ribellioni - ad esempio quella in Siria - la mancanza di acqua ed è notizia recente che almeno 10 milioni di africani che vivono nella regione sub sahariana, potrebbero mettersi in viaggio per scappare alla ricerca di acqua.

Anche se i dati relativi all'Africa parlano infatti, di una riduzione del 10% nei prossimi 23 anni, la situazione nel continente nero è veramente preoccupante, basti pensare al lago Ciad, quasi del tutto prosciugato.

Guardando con cecità alla ricerca del 2015, giungiamo oggi a sorprenderci per questa grande crisi idrica, ormai estesa a tutte le regioni d'Italia eppure, il nostro paese sulla mappa del WRI, viene indicato come a rischio di riduzione delle riserve di acqua tra il 40-80% delle attuali risorse.

Come ha reagito la politica alla carenza idrica determinata dalla quasi totale assenza di precipitazioni durante il primo semestre 2017?

I comuni hanno suggerito di evitare gli sprechi, hanno chiuso le fontane pubbliche, gli enti che gestiscono riserve e acquedotti hanno chiuso il rifornimento a quei sistemi che abbisognano di acqua dolce per sopravvivere, giustificando la scelta con un eloquente: "Anche la natura deve soffrire".

Ma nessuno si è preso la briga di affrontare la questione a lungo tempo ed evidentemente, con tali premesse, nessuno lo farà.

 

Ivan Romano

Foto Ivan Romano

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