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Gli attimi di paura vissuti a bardo campo

Cinque minuti interminabili vissuti da bordo campo, tra il dovere di cronaca e qualcosa che paralizzava la mano, come a tradire l'idea che fotografando, si rubi qualcosa di privato, da lasciare a chi vive una tragedia come quella di Ettore Mendicino. Al minuto 5 e 34 secondi un traversone dalla destra di Favasuli attraversa l'area di rigore e guardando in macchina, ho potuto appena percepire che qualcosa era accaduto nella parte alta dell'inquadratura. Neanche il tempo di cercare tra le fotografie, che le urla dei calciatori mi hanno riportato lo sguardo verso Mendicino, riconoscibile in terra e attorniato da alcuni giocatori del Matera, uno sta facendo qualcosa sul suo volto ma non riesco a capire cosa, dopo verrò a sapere che si trattava di De Franco occupato a cercare di evitare che la lingua di Ettore ostruisca la trachea. Al minuto 6 e 01 secondi il dottore Italo Leo dopo uno slalom tra i presenti, si avvicina allo sfortunato calciatore. Passano pochi secondi, meno di dieci e tutti chiamano i barrellieri che in 15 secondi raggiungeranno il luogo in cui Mendicino è adagiato su un fianco, seguendo un uomo con una maglia verde del Matera, solo dopo un giorno, leggendo il quotidiano Il Mattino scoprirò essere il massaggiatore del Matera Piazzolla.

Seguono secondi interminabili, di emozioni fortissime, registrate sulle fotografie della mia macchina fotografica, tra le ore 16.06'56" e le ore 16.07'20". Ventiquattro secondi di panico totale dove si è temuto il peggio. Ventiquattro secondi che ho rivisto diverse volte dopo il pomeriggio di domenica nella città dei sassi. Tutto sembrava paralizzato, il silenzio dello stadio era spettrale e il tempo sembrava dilatato in un momento eterno. Solo un uomo sembrava essere in possesso della facoltà di decidere le sorti di quella che appariva una tragedia assurda. Era un uomo con la maglia verde che praticava sul petto scoperto di Ettore Mendicino quello che da bordo campo sembrava essere un massaggio cardiaco. Un attimo così lungo e spettrale, da darmi il tempo di voltare lo sguardo verso i colleghi e amici di trasferta, Edy Nasti e Nicola Ianuale. I loro volti erano mascherati dal terrore, umidi di lacrime e mortificati dalla paura che stringeva la gola a tutti i presenti. Al minuto 7 e 25 secondi la situazione sembra migliore. Hanno finito quello che era parso un massaggio cardiaco, come riporta pure Il Mattino e il personale medico intervenuto sul rettangolo di gioco, ha alzato le gambe di Ettore, rimuovendo due placche che a prima vista sembravano essere quelle utilizzate con il defibrillatore semiautomatico o più probabilmente usate per monitorare il ritmo cardiaco e poste una sul costato sinistro sotto il cuore, l'altro sul pettorale destro. Al minuto 9 e 11 secondi i volontari che erano sull'ambulanza arrivano finalmente nei pressi di Mendicino dopo 3 minuti e 37 secondi dall'urto subito dal bomber granata. Passeranno altri 80 secondi prima che l'ambulanza parta, poco dopo che Fabiani e il magazziniere della Salernitana hanno sollecitato la partenza inspiegabilmente rallentata da qualcosa che dalla mia posizione non riusciamo a comprendere. Lo stadio è avvolto in una cupea atmosfera mentre le squadre e l'arbitro cercano di capire cosa fare e lo speaker annuncia una sospensione di 15 minuti. Il terrore di qualcosa di grave, quell'atmosfera tetra è poi smorzata al grido della curva occupata dai tifosi granata, quando prima Pestrin e Bianchi e dopo Fabiani e Menichini tranquillizzano tutti, con le confortanti notizie provenienti dall'ospedale, dove bomber Mendo si è ripreso ed è sotto osservazione dell'equipe medica. La partita riparte mentre dal settore del tifo del Matera si leva un grido a favore del piccolo Armandino, i calciatori granata non volevano giocare e la festa di fine gare condivisa con i tifosi dopo il triplice fischio, ha un trasporto vero, come un respiro che torna ad animarsi dopo una terrificante apnea.

 

 

Ivan Romano

Foto di Ivan Romano

 

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