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Una madre sbarca e partorisce

 

Quasi non fa notizia lo sbarco di 652 persone, l'abitudine cancella la memoria anche quando il numero dei morti è provvisorio ma i volti, gli occhi tristi, le ferite, quelle restano. Così la giornata comincia con la nave Bettica che entra silenziosa in porto. L'atmosfera è violata dalle pistole spara funi, quelle per gli ormeggi e sulla nave qualcuno si tappa le orecchie come se il silenzio del mare che ha attraversato abbia reso tutto più sensibile. Dalla coperta umana che siede a poppa, un ragazzo si alza con una sciarpa del Liverpool, la mostra alla rovescia ma è chiaro a tutti che il suo sogno, il suo viaggio, è ancora lungo. Viene quasi logico pensare che tutto proceda come sempre, nel ormai rodato meccanismo dell'accoglienza, poi si scorge appena un gruppo di uomini con tute bianche, sono marinai, due avanti, due poco dietro piegati mentre trascinano qualcosa che deve essere pesante o fragile. Quando finiscono le scale si comprende che la loro fatica e il loro essere lenti era imposto dalla madre incinta che hanno scortato fino all'ambulanza, la donna ha poi partorito. I numeri hanno il solito indice, donne, bambini, uomini e le collocazioni geografiche in cui finiranno per essere statistiche nei centri di accoglienza, poi compare un volto sfigurato, un uomo lo tiene in braccio quasi come se fosse un bambolotto, un bambino piccolo con ustioni che secondo i medici potrebbero anche essere il segno di violenze passate, è un soffio e continua per la sua strada portando in faccia la sua tragedia. Una giovane madre coccola un pargolo di sei mesi e poi l'identificazione di una ragazza con quel suo sguardo profondo, confusa mentre non capisce che non siamo noi a doverla fotografare. Sfiorare queste vicende umane stimola due grandi emozioni, la prima grida ingiustizia la seconda ripete sottovoce il nome del capitano di fregata Pascale originario di Sarno, orgoglio con i suoi uomini di una Italia colpevole di mille difetti, ma patria di un lavoro tenace, di resistenza a ciò che sarebbe facile pretendere e che invece concede silenziosa nel lavoro di tutti coloro che accolgono con un grande senso di dovere.

 

Ivan Romano

Foto Freelance News

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