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Un presidio di solidarietà e sensibilizzazione a piazza caduti di Brescia per il popolo di Palestina

 

Tre giovani israeliani vengono uccisi nei territori occupati e la reazione è feroce a Gaza e nel resto del mondo. Le città palestinesi bombardate, "sono obiettivi sensibili" spiegano gli israeliani e sulle foto dei bambini che restano uccisi sotto le macerie dei bombardamenti, replicano con la vecchia storia degli scudi umani di cui i terroristi si servirebbero. Una sentenza internazionale ha definito illegittimo il muro "della vergogna" fatto costruire da Ariel Sharon ma il muro resta in piedi, su questi due temi si sono dati appuntamento a Salerno e in moltissime altre città italiane nei giorni scorsi, centinaia di pacifisti e simpatizzanti palestinesi. La sensibilizzazione verso la questione palestinese, passa attraverso il riconoscimento delle proprie e legittime rivendicazioni territoriali che tuttavia mancano da entrambi i fronti. Da un lato un popolo, i palestinesi con pochi diritti, pagano le colpe di una sventurata resistenza armata, poco efficace, come la definì Vittorio Arrigoni, volontario e attivista italiano che in Palestina ha perso la vita, in un'intervista concessa alla Rai e dall'altro uno stato nazione, che rivendica i suoi morti, in questo caso tre giovani coloni, bombardando quelle che a suo dire, sono le case dei terroristi. Spiegare le ragioni di un conflitto così fortemente ideologizzato, talvolta al limite della comunicazione propagandistica, è troppo complesso, di fatto esiste un'occupazione di territori da parte degli israeliani che ne rivendicano la "proprietà profetica" e militare, a seguito dei vari conflitti, come se la terra e i suoi frutti rispondessero al colore di un passaporto. Su questa linea di resistenza di un popolo povero poi, non si può che abbracciare le immagini di tragedia che rimbalzano trovando a stento spazio sui media nazionali e che pure, nell'era di internet, arrivano immediate ovunque e in questa immediatezza si coglie il carattere spontaneo delle iniziative di solidarietà italiane ed internazionali, dinnanzi alla questione palestinese. Milano, Roma, Parigi, Chicago e Salerno, ma anche molti altri centri hanno manifestato contro il muro della vergogna e contro la recentissima escalation di violenza seguita al ritrovamento di tre giovani israeliani. Dinnanzi alle immagini di guerra, una guerra fatta da un lato con pietre e bastoni, capaci certamente di offendere e di uccidere e dall'altro con missili e bombe e i proiettili dei mitragliatori, spesso sparati contro pescatori e contadini, come dimostra l'attività dell'International Solidarity Moviment, non si può che chiedersi perchè? Se anche fossero stati gli estremisti di Hamas a causare le ultime morti israeliane, si può forse accettare che i figli di Davide bombardino città palestinesi o che la rappresaglia si manifesti con le uccisioni violente anche di ragazzi di 16 anni? La giustizia andrebbe pretesa in tempo di pace e lascia perplessi l'idea che ad ogni episodio di violenza o presunta tale palestinese, poche ore dopo i missili israeliani siano capaci di intercettare i terroristi e quelli che ogni volta vengono definiti scudi umani, bambini, donne. Non sono certo idee faziose, a dimostrare l'effetto delle attività "antiterroristiche" ci sono le fotografie, su tutte quelle di Paul Hansen, vincitore nel 2013 del Word Press Photo con la fotografia del funerale di Suhaib Hijazi di 2 anni e suo fratello Muhammad di 3 anni, morti sotto le bombe "correttive" di Israele. Certo scendere in piazza e esprimere simpatie palestinesi non è facile, gli episodi di squadrismo sionista capitati a Roma dove un giovane simpatizzante che aveva partecipato ad una manifestazione filo palestinese, è stato selvaggiamente aggredito, fanno riflettere su quanto sia profondo l'odio per un conflitto lungo ormai mezzo secolo. Le guerre però, sono espressione di forze armate contrapposte, il continuo massacro di civili che siano essi palestinesi o israeliani è un atroce colpa che si riproduce come un eco ogni volta che le comunità internazionali lasciano sospesa la definizione della questione territoriale. 

A Salerno circa 150 persone si sono riunite in un momento di sensibilizzazione e solidarietà, sventolando la bandiera di Palestina, immaginando una soluzione di pace e coesistenza, senza muri a confinare la libertà, ne missili sparati, sulla scia delle manifestazioni di questi giorni e con davanti agli occhi, le violente immagini di una vendetta che ha memoria corta, che riproduce attraverso il bombardamento di armi vietate dalle convenzioni, le premesse per un nuovo sterminio, in cui le vittime di un tempo, vestono i panni della ferocia. Quale che siano le ragioni o le colpe degli uni o degli altri, non si può che auspicare una pace fatta da coesistenza e riconoscimento reciproco, una pace in cui le Nazioni Unite devono impegnarsi per mediare e trovare la situazione più favorevole tra i contendenti. 

Dinnanzi alla violenza non può non essere dunque ricordato, il messaggio esportato da Vittorio Arrigoni che nel 2008 narrò per il messaggero e per il suo blog, i bombardamenti dell'operazione Piombo Fuso, la speranza di quei giorni di violenza deve rinnovarsi nella violenza di questi giorni, che la pace sia possibile, che la coesistenza possa essere pacifica e paritaria, insomma "Restiamo Umani."

 

Ivan Romano

Foto di Ivan Romano

 

 

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