Cerca

Facebook

    

Considerazioni sulla Stazione Marittima

 

Tempo addietro, un fotografo brasiliano che vive e lavora a Roma, mentre visitava la città, mi domandò se quella struttura al limite del porto commerciale, altro non fosse che un'opera dell'architetto Zaha Hadid. Ricordo perfettamente la soddisfazione che trapelava dal suo sguardo, per una città che aveva già considerato straordinaria, per le ricchezze del centro storico e per la vicinanza non solo alla costa d'Amalfi, ma anche a siti come Paestum e Pompei. La stazione marittima della compianta Zaha Hadid è probabilmente la ciliegina di una torta che nostro malgrado, presenta ancora troppe incertezze, a partire dal Crescent, passando per porta ovest e finendo su altre opere incompiute, come il palazzetto dello sport. Certo all'indomani dell'inaugurazione doppia, molti hanno chinato il capo davanti alla straordinaria Salerno, del resto la grande bellezza suscitata dall'ostrica di Zaha Hadid è improvvisamente degna di uno spazio dove sinceramente torna difficile non ottenere fotografie di alto livello. Ma chi ha avuto la pena di partecipare alle due inaugurazioni, la prima dedicata alla promessa di Renzi, accorso il giorno prima della prima a causa di un impegno internazionale e la seconda ufficiale ed immagino anche a chi è riuscito ad evitarne almeno una delle due, non possono non essere balzate agli occhi delle criticità. La prima, probabilmente aggravata dalla pioggia di questa due giorni di festa, è l'incredibile riflesso prodotto dalle scale bianche e grige, un riflesso che strizza gli occhi, quasi abbagliando la vista, un po' come la bellezza delle forme curve e spigolose del cemento e delle vetrate quasi fantasma. La seconda, sempre legata alla scalinata monumentale che collega il molo all'ingresso principale della stazione marittima, è la pericolosità di quei gradini mimetizzati nell'alternanza di toni neutri che già hanno fatto diverse vittime. L'opera di Zaha Hadid è probabilmente come una gioconda nel museo Salerno, un museo che attende di completare le sue opere, discusse e talvolta poco amate, ma nel caso della stazione marittima, sicuramente di un valore architettonico assoluto. Eppure, in mezzo a tutte queste belle considerazioni, emerge senza inganno un rischio, un rischio che si avvicina alle criticità che ho prima segnalato, il luccichio e la pericolosità diventano tutt'uno. L'amministrazione non ha mancato di segnalare tutta l'ampia rassegna stampa internazionale che ha citato la stazione marittima, ma leggendo quegli articoli, sembra evidente che le celebrazioni vanno tutte a Zaha Hadid e anzi in uno degli articoli, Salerno viene citata come un "porto a 20 minuti di treno da Napoli." Forse è vero, Salerno resta un porto a 20 minuti da Napoli, resta tale perchè anche durante la folle doppia inaugurazione, la gente è rimasta fuori, schiacciata metaforicamente contro le porte d'ingresso e quando queste alla fine si sono aperte, l'interesse della maggioranza è stato di assaporare la torta che riproduceva alla perfezione l'opera di Zaha Hadid, tutto questo a pochi metri di distanza dal maestro che continuava a suonare il pianoforte nell'insostenibile vociare della folla.  

La grande bellezza, non è da sola garanzia di successo, d'altronde è rivolta ad un turismo mordi e fuggi, un turismo che ha bisogno di sensazioni forti e se la presenza in città di opere di grande fascino, può sicuramente consolare la speranza di una ricaduta in termini culturali, già pare evidente come dell'identità cittadina, resti poco o niente, identificata in un pezzo di se stessa, simile a pezzi di città lontane, collegate tra loro, dal nome della grande Zaha Hadid. Verrebbe da citare la famosa "abbiamo fatto l'Italia ora bisogna fare gli italiani" e forse è questa la considerazione più vera, anche dove il cambiamento è spesso percepito come un male a cui resistere, proprio su questo, credo si sbagli la critica salernitana, semmai è sulla mancata capacità di far crescere con queste invasioni di identità lontane, una propria, svincolata dalla logica dell'essere pro e contro. Insomma aspettando la terza inaugurazione, quella che affiderà questo regalo dei salernitani ai croceristi, non resta che reclamare una propria coscienza, una propria visione che si affranchi da quello che ci viene detto, un approccio irrinunciabile, se si pretende di sostenere un museo con un'opera così importante.

 

Ivan Romano

Foto Ivan Romano

Seguici anche su: