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Diario dal Gff 2014 / GIFFONI FILM FESTIVAL 2014, TUTTI GLI ARTICOLI E TUTTE LE FOTO

 

Cadere dalle scale che portano dal blue carpet alla sala stampa del Giffoni Film Festival, fare un frontale con una porta che non avevi visto, inciampare in non si sa che cosa mentre stai magari salutando, "ammiccando", una collega molto carina: queste magari non sono cose che capitano tutti giorni e, al Giffoni Film Festival, non sono in effetti capitate neanche a me. Giffoni 2014 è stata la mia prima esperienza, da reporter, al festival del cinema per ragazzi. Si dice che la prima volta sia sempre la più bella, così come appunto il seguito di un film quasi mai è all'altezza del primo. Rare le eccezioni, mi permetto di citarne una - per quanto mi riguarda - rappresentata da Il secondo tragico Fantozzi, pellicola del 1976 che a mio modestissimo parere è anche superiore a Fantozzi del 1975. Certo non stiamo parlando di un vero e proprio seguito (non sempre Fantozzi segue una temporalità) però rappresenta una eccezione.

Giffoni 2014 è stata appunto la prima volta: Ivan è un veterano, è al suo terzo festival, Teresa - la sua metà - è esordiente come me, Emiliano è un veterano esordiente. In Ivan la sicurezza del veterano ma anche, negli occhi dell'amico e collega, la gioia per una emozione che si ripete ogni volta diversa. Ma cosa ci sarà mai di tanto emozionante nel Giffoni Film Festival? Ad essere sinceri non si può non essere "impattati" nel vedere, entrando alla cittadella, quella festa di luci, suoni e colori. Peccato che, una volta entrati, sia necessario uscire e recarsi da un'altra parte per avere il pass stampa o quello che è. Non importa, sono solamente pochi passi e siamo abituati a camminare. E ad inciampare, come mi capita - questa volta per davvero - mentre andiamo a prendere i tanto agognati pass: Ivan li conserva tutti gelosamente in uno scatolo, io invece ho un'altra concezione di ordine e infatti non so dove siano. Quello del Gff però, a quasi due mesi di distanza dalla sua conclusione - almeno secondo il tempo ordinario - lo conservo gelosamente.

Sì, seguire come reporter il Gff è una esperienza importante, una esperienza che ti lascia un po' di "ipocondria" legata alla tua professione, una volta che questa esperienza si è conclusa: per chi, poi, segue soprattutto la cronaca, il Giffoni rappresenta una sorta di "isola felice", una sorta di montagna incantata, un evento che effettivamente - visto l'argomento in oggetto - proietta in una dimensione magica, non si può dire idilliaca, ma di certo per un cronista fare il Giffoni è ben diverso che fare la cronaca, la politica o altro. Non è necessario "celebrare" oltre il Gff: personalmente, a parte il vestitino svolazzante di Lorella Boccia (bravi gli amici e colleghi fotografi, non c'è che dire e brava lei a dare agli amici e colleghi fotografi il giusto spunto) e gli ospiti di dubbia o indubbia qualità, fate voi, sono rimasto molto emozionato nel vedere dal vivo Richard Gere. Ma l'emozione più grande si legge ovviamente, al Gff, sui volti dei ragazzi che si recano al festival per un autografo o un autoscatto con i loro idoli del mondo cinematografico, musicale o altro.

Maratone di 12 ore, interviste, conferenze stampa, ore e ore in sala stampa e in sala fotografi, certo nulla di paragonabile ai ritmi massacranti di un operaio in fabbrica, ma tutto questo è stato Giffoni: così come Giffoni è stato anche conoscere nuove persone, nuovi colleghi, persone che magari nel corso di un anno incroci tante volte ma sempre con la frenesia di "ognuno deve fare il suo lavoro" e con le quali invece nella cornice del Gff magari riesci a passare più tempo, a fare una chiacchierata più approfondita e magari anche disimpegnata, senza stare sempre a parlare di lavoro, lavoro e lavoro. Giffoni è stato anche questo: conoscere appunto nuove persone e prendere da queste il meglio. E non importa se qualche volta si inciampa, ci può stare. Le ragazze e i ragazzi dell'ufficio stampa, con in testa Francesca e Marco presenti praticamente in ogni dove, le ragazze e i ragazzi in sala stampa, pronti a contendersi l'ultimo computer, chi immerso totalmente nel lavoro, chi riesce magari anche a scambiare una parola con il vicino, chi ti offre il caffè (o sei te ad offrire il caffè), chi ascolta musica (nei momenti di immersione totale nella scrittura ho ascoltato parecchi pezzi rock), chi senza pietà, pur sapendo di non poter mantenere una promessa, promette interviste ed incontri improbabili con attori o cantanti, chi ha paura di un moscone che, perso l'orientamento, entra in sala stampa e si pianta sul pavimento. Per fortuna qualcuno di buon cuore lo raccoglie con un fazzoletto e lo fa volare via all'esterno. Non è il caso di elencare tutte le persone alle quali, fondamentalmente, questo pezzo è dedicato in quanto parte del Gff: se riusciamo, sarà fatto nei tag sul grande archivio, rubando una espressione all'amico Ivan.

"Marco - ha detto un collega fotografo alla fine del festival, prima di rientrare a Napoli - piacere di averti conosciuto, le persone come te non le fanno più neanche di plastica": perdonate il momento autocelebrativo, ma una citazione ad un amico ci stava tutta. Degli amici fotografi, tuttavia, parlerà meglio Ivan, che è molto più bravo del sottoscritto ad esprimere emozioni e sentimenti. Che dire del primo Gff... ecco il momento banale (ma forse lo è tutto il pezzo): esperienza importante e non solamente a livello lavorativo ma anche per le emozioni provate, a due mesi di distanza quelle sensazioni sono rimaste, forse sono andate oltre, i giorni del Gff sono stati impegnativi ma anche piacevoli. Che dire... Giffoni, More than a feeling, per citare una canzone dei Boston... forse - con buona pace di quella musica della quale non ricordo il nome ma il motivetto sì - è questa, almeno per me, la colonna sonora del Gff 2014. Al prossimo Giffoni Film Festival, che possa essere anche meglio del primo.

 

Marco De Simone

Foto Giustina Clausino

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