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Storia di un viaggio a Malta decollando da Pontecagnano

 

L'aeroporto di Pontecagnano non è solo una litigiosa oasi di opportunità più o meno abbandonate nel deserto dei vorrei. Ci sono le signorine che ti pesano la borsa, su una bilancia che ti regala 200 grammi e che ti augurano un buon viaggio, dopo averti dato il biglietto, dove scopri che il codice aeroportuale di Salerno è QSR. Ci sono i signori che ti dicono cosa mettere nei cesti, sui rulli, per evitare di far suonare il metal detector. C'è il personale di dogana, con le facce seriose, proprio come quelle che si vedono alla Tv. C'è una sala d'aspetto da cui puoi guardare il tuo aeroplano e dove senti qualcuno mugugnare, perchè scopre che invece di essere un poderoso jet, è un "normalissimo" bimotore ad elica, evidentemente poco abituati a quei voli asiatici, africani e latino americani, dove le eliche si dimezzano e spesso dividi la carlinga con i due piloti. Insomma c'è proprio tutto o quasi, quello che manca è la confusione e i labirintici percorsi che ti portano al tuo Gate, il luogo dove fisicamente vieni caricato su una navetta e sistematicamente ti affidi ai santi, perchè ti viene in mente la parola "decollo" come se volare fosse solo quello e cadere pure. In realtà ti affiderai agli angeli del cielo, anche all'atterraggio, ma ancora non lo sai.

Finite le procedure di sicurezza, dove ti mimano e spiegano in arabo ed inglese, tutto quello che dovresti fare in caso di emergenza, il bimotore si posiziona in mezzo alla pista e scopri che l'accelerazione è veramente una sensazione piacevole. In pochi secondi sei in volo, sopra quel mare di serre, con le sue isole di case, strade, maneggi e poi improvviso appare l'altro mare, quello blu separato in quel sottile confine di sabbia, decisamente piacevole alla vista. Se fosse il primo volo, ci sarebbe da esclamare la sorprendente facilità del distacco dal nostro elemento naturale, la terra e invece nel mondo delle grandi distanze, ridotte dalle linee aeree, sei già a chiederti cosa ti daranno da mangiare e bere. Quando arriva lo stewart con il suo carrello zeppo di succhi e biscotti, scopri piacevolmente che hanno il succo a mela, viene dall'Italia come i gustosissimi biscottini che addirittura sono di Angri, meraviglia delle meraviglie.

Durante i circa 80 minuti di volo è inevitabile finire per curiosare nella sacca dove spuntano riviste e altre cose con le immagini e piacevolmente trovi le informazioni su tutte le altre rotte "salernitane" con Milano Malpensa, Verona, Olbia, Ibiza Formentera, Zante, Corfù, Medjugorje, Lourdes e non hai il tempo di meravigliarti su quelle golose opportunità che ti accorgi di sorvolare una città, è Palermo. Il paesaggio trebbiato della Sicilia ormai estiva, comincia a denunciare una differente realtà territoriale, compressa in meno di un ora di volo, ma in quell'ora le trasformazioni del paesaggio ti concedono una riflessione sulla meravigliosa opportunità del volo, vera rivoluzione moderna, capace di globalizzare per prima, il mondo. Pochi minuti e intravedi la costa di Agrigento, scomparire alla vista, per Malta ormai, mancano meno di 100 chilometri, avvisteremo prima la meridionale Gozo, poi Comino e infine la più grande delle isole maltesi.

Quando dal finestrino appare la costa di Gozo, è  subito evidente la bellezza del paesaggio marino con coste rocciose e piccole spiagge a fare da cornice ai toni di celeste, di una mare che mette il forte desiderio di essere vissuto appieno. Su Malta invece il paesaggio rassomiglia ad alcuni centri interni della Sicilia, con i palazzi torre per sfruttare i tetti piatti come cisterne e colori che ricordano i centri arabi. Sono evidenti le divisioni in muro a secco, delle proprietà terriere, segno di antiche dominazioni arabe. In realtà gli arabi hanno riproposto nel medioevo quello che i romani avevano portato nell'antichità con la centuriazione, segno che la cultura del mediterraneo è da sempre influenzata dalla storia, nel flusso unico del tempo. Sorvolando i centri rurali dell'entroterra, la sensazione è quella di ammirare un'architettura a metà araba e per l'altra romana, ripulite dalle influenze della modernità, con territori brulli colorati dal tipico tono della pietra locale, il carrello si abbassa e ostruisce lo sguardo, compaiono gli hangar, comincia la pista.

Una volta a terra, il nostro piccolo bimotore della compagnia Medavia, si trova fermo tra due enormi aereo cargo, entriamo nell'aeroporto e ci accoglie una tabella per gli arrivi di Schengen. La mente corre rapida al periodo storico che stiamo vivendo, con i rischi di perdere la libertà di circolare senza obblighi, senza divieti, con il rischio di perdere i privilegi di un mondo in pace, ma non c'è tempo per altro. L'enorme atrio, dove a destra faremo il check in per il ritorno, ci accoglie con decine di guide con in mano cartelli su cui sono indicati i loro clienti. Non ho la macchina fotografica pronta per scattare, me ne dispero e qualcuno di loro si accorge dei miei sentimenti e mi sorride. Con questa idea in testa salgo su un autobus con la guida a destra, segno della recente dominazione inglese e del commonwealth di cui ancora oggi Malta fa parte, comincia la visita maltese. 

Siamo diretti a Sliema Ferry, la zona nuova di Sliema, da cui solcheremo le acque per addentrarci nelle profonde penisole attorno a La Valletta. In cuor mio spero di poter rubare un poco del tempo ai programmi del gruppo, vorrei riuscire a vedere il murales che non lontano dal porto in cui dovremo imbarcarci, unisce idealmente Malta all'Italia. Si tratta di un'opera dell'artista Mto che rappresenta un tunnel ideale tra questo centro e la cittadina di Sapri, distante 664 chilometri. Quando scopro che abbiamo una ventina di minuti di libertà, mentre qualcuno finisce nel fast food di turno e qualche altro nel negozio di vestiti, mi catapulto senza perder tempo nei vicoli dei quartiere, osservando attentamente i tipici balconati maltesi. Ritrovo qua e là, segni di una fede radicata nelle edicole votive e nelle chiese, ma quello che mi lascia stupefatto è che con un incredibile colpo di fortuna, riesco veramente ad intercettare il parcheggio, nascosto da un alto muretto, dove Mto, ha disegnato un ragazzo di spalle che entra in un tunnel. A Sapri questo giovane percorre i chilometri che lo separano dal cilento, fuoriuscendo da quella metafora di unione, tipica di un mediterraneo oggi giorno troppo confuso dal mito americano.

Malta è una serie di scogli piatti, incarna il segreto del mediterraneo, fatto di culture differenti ed è proprio qui che si fondano, nel linguaggio che utilizza questo popoli di pescatori, tenaci agricoltori, commercianti e resistenti. Nella lingua è facile rintracciare influenze italiane, inglesi, arabe, francesi e in alcuni suoni anche germaniche. Tutto convive nel perimetro delle sue tre isole, con la maggiore, rimodellata dai forti del cinquecento, come le case, costruite con la tipica pietra locale. Sono tantissimi gli edifici militari e le fortificazioni marittime, sventrate qua e la da orribili torrioni in cemento, segno lasciato dalla seconda guerra mondiale, forse brutti, più per quella memoria viva che riaccendono che per un effettivo disgusto estetico. In traghetto si può osservare bene La Valletta, disegnata attorno alla penisola, con quartieri e città a cercare di accompagnarla nella meraviglia del suo paesaggio, scandito dai nomi dei cavalieri dell'ordine di San Giorgio, da sempre veri padroni di questi luoghi. Qua e la si riconoscono paesaggi di film famosi, come Troy, girato a Fort Ricasoli.

La meraviglia suscitata dalla scogliera e pari quasi al rumore dell'acqua che agita le barche tipiche del porto di Marsaxlokk con quelle chiglie che ricordano gli scavi fenici e gli occhi di Osiride, sono i Luzzi, colorati scafi dalla prua squadrata, gorgogliano antiche memorie all'ombra di una gigantesca centrale termoelettrica. Ciò che affascina di questi luoghi, è la mistura di antico e moderno, costretti in spazi resi angusti a causa della geografia dell'isola, un sali e scendi di case a torre, a tetto piatto e di terre. Benchè l'acqua sia il più grosso dei problemi, la terra è curata con grande attenzione, la vite è parte stessa del paesaggio, non mi meraviglia osservare ai bordi di una trafficata strada, alcune persone lavorare nel tepore del giorno, dopo la siesta, obbligata abitudine per i lavoratori maltesi a causa della calura che uno scoglio piatto in mezzo al mare, sa donare ad un paio di sguardi dalla vicina Africa.

La visita offerta dall'agenzia Travel Before è breve, ma è bastato a convincermi che Malta sia un territorio da esplorare, le ombre prodotte dall'opera di Renzo Piano all'ingresso nel City Gate di La Valletta, sono l'ultimo sguardo che mi lascio alle spalle, sono certo di tornarci, armato dal desiderio di svelare i tanti misteri che ho annusato e sono certo che Malta possa offrire un panorama inesauribile di alternative per chi volesse viverla per qualche giorno. Sul volo di ritorno mi viene alla mente che manca ancora un'immagine a questo viaggio, questo mio primo volo dall'aeroporto di Pontecagnano, la cabina con i piloti, sono gentili e ci concedono qualche fotografia, forse perchè a chiederlo è stata una mia collega. Atterriamo entro un ora e venti dal decollo, il sole sta tramontando e si appoggia alla scritta "Aeroporto Costa d'Amalfi" per un momento mi sembra di essere al centro del Mediterraneo, e immagino delle rotte farsi largo proprio da qui, non è difficile in effetti prevedere le potenzialità di questa geografia, in fondo basta volare.

 

Ivan Romano

Foto Ivan Romano

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