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Robin Williams trovato senza vita nella sua casa a 63 anni: si sospetta il suicidio

 

Si dice che per ogni generazione ci siano dei personaggi che ne influenzeranno in maniera netta sogni, speranze, modi di dire. Si dice che nel momento in cui un personaggio, un libro, un film, sia capace di parlare a più generazioni, quel personaggio, quel libro, quel film entrino a far parte dei cosiddetti classici. La morte di Robin Williams è probabilmente la morte del professor John Keating del film L'attimo fuggente, un classico diventato senza tempo, capace di far sognare con parole quasi ormai fuori luogo, come sogni, poesia, romanticismo, passione, milioni di giovani che almeno per un istante, hanno sognato di avere lui come professore. Per molti dei media che hanno trattato la notizia della morte di Robin Williams, rimbalzata a gran voce su social e siti internet con il triste e solito tram tram di "Sarà vero?" o "E' la solita bufala di Internet" quello che rappresenta un artista cardine della mia generazione, altro non è che un comico statunitense. Sapeva mettere allegria, chi potrebbe negarlo, il personaggio dell'esordio nella serie tv del 1977 "Mork e Mindie" gli esordi e la costante partecipazione a produzioni di commedie simpatiche come Mrs Doubtfire (1993) o nella trilogia Una notte al museo (tra il 2006 e il 2014) svelano tutte le caratteristiche del comico, un lavoro ritenuto difficilissimo.

Eppure Robin Williams amo ricordarlo in film "impegnati", come Good morning Vietnam (1987) dove interpreta un deejay dell'esercito americano impegnato nel conflitto del Vietnam per il quale riceve una prima nomination all'Oscar, L'attimo fuggente (1989) il classico sul carpe diem che gli varrà la seconda nomination al premio oscar ma anche e soprattutto una fama senza precedenti per l'interpretazione del professore più amato e rivoluzionario di sempre, Risvegli (1990) dove interpreta al fianco di Robert De Niro la versione romanzata di una triste vicenda medica narrata in un libro-diario di Oliver Sacks sui tentativi di curare l'encefalite letargica prodotta a seguito della contrazione di un virus non identificato di cui si registrò una pandemia tra il 1917 e il 1924, La leggenda del re pescatore (1991) film interpretato al fianco di Jeff Bridges per il quale riceverà la sua terza nomination agli Oscar. Come non citare Hook - Capitano Uncino (1992) di Steven Spielberg, Jumanji (1995), o l'interpretazione di Osric nello Hamlet (1996) diretto da Kenneth Branagh, o Will Hunting - Genio ribelle (1997) film di esordio per Matt Damon che gli frutterà il meritatissimo Oscar come attore non protagonista. La lista di film di primissimo livello sarebbe ancora lunghissima: Al di là dei sogni (1997), Patch Adams (1998), L'uomo bicentenario (1999) e la coppia di film One hour photo e Insomnia (2002) dove interpreta parti di dubbia moralità.

Robin Williams è stato uno dei grandissimi del cinema, come ogni grande ha dovuto affrontare una serie di scandali, il più grande probabilmente è legato alla morte per overdose del suo grande amico John Belushi avvenuta durante una festa a base di cocaina e speedball nella tragica notte dello Chateau Marmont di Los Angeles, quando in compagnia di Robert De Niro, Jack Nicholson e della spacciatrice ed eroinomane Cathy Smith dovette assistere alla morte dell'amico. Indubbio il suo grande cuore, per la grande amicizia mantenuta con l'attore di Superman Christopher Reeve, soprattutto in seguito al tragico incidente, la caduta da cavallo che rese "superman" paraplegico, episodio che segnò molto Williams che proprio a seguito di questa esperienza diventò un finanziatore molto generoso della ricerca mirata alla cura delle paralisi da trauma. Anche la vita sentimentale è stata turbolenta, visti i tre matrimoni, ma cito proprio le parole dell'attuale moglie Susan Schneider che ha dichiarato in una nota dopo il decesso: "Ho perso mio marito e il mio miglior amico, il mondo ha perso uno degli artisti e delle persone più amate, ho il cuore spezzato e speriamo che Robin venga ricordato non per la sua morte ma per gli innumerevoli momenti di gioia e riso che ha dato a milioni di persone". Attraverso questo desiderio, torno a sentire vive le frasi del personaggio che più ho amato, quel professor Keating capace di insegnarci che i sogni spesso sono l'unico vero buon motivo per vivere e morire.

Probabilmente proprio da quel "Oh capitano, mio capitano" verso di una poesia di Walt Whitman citata ne L'attimo fuggente, oggi abbiamo la possibilità di narrare in questo spazio, la sua storia e con lui raccontare tutte le altre, attraverso le due grandi passioni, scrittura e la fotografia, fortemente inseguite anche per merito di un film degli anni Ottanta in cui Robin Williams interpretava i sogni di una generazione di giovani studenti, ma anche quelli di tutti i professori capaci di "rubare" dal suo personaggio, un'umanità senza precedenti. In questo mi ritengo estremamente fortunato per aver avuto un professore, Giuseppe Melchionda, capace di incarnare la sapienza umana del personaggio cinematografico che più ho amato, ma questa è un'altra storia.

Addio Robin, Oh capitano, mio capitano.

 

Ivan Romano

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