Il neocandidato di Francesco Longo di Sinistra Italiana

 

 

 

"Ho deciso di impegnarmi nella prossima campagna elettorale - si legge in una nota di Sinistra Italiana a firma di Francesco Longo - perché sono stanco di assistere al degrado di questa politica, che è scaduta a festival di potere. Mi sono convinto, dalle mie precedenti esperienze (provinciali 2004, Comunali 2008 e 2013), che questa politica è vuota e parla solo di sé stessa e con sé stessa.

Non può essere che pochi furbi decidano il destino di molti cittadini che furbi non sono. Per di più questi pochi furbi rubano la speranza dei tanti giovani che sono disoccupati o sfruttati. E rubano pure il loro futuro ed anche il futuro di tutti noi.

Noi intendiamo dare un taglio. Noi vogliamo una svolta, anzi un’inversione. Vogliamo che nella nostra Città ritorni la speranza nel futuro. (Apro una parentesi, per dire che non si può accantonare la morale.

Certo, è vero che la politica non è la morale, ma è altrettanto vero che la morale, cioè l’onestà, è la premessa della politica; cioè, per essere più chiaro, laddove non c’è la morale, la politica è solo un alibi per la truffa). Il nostro primo e concreto atto politico, al di là delle parole, sarà di definire una lista seria di candidati, cioè di persone serie che hanno un lavoro o che hanno avuto un lavoro e che quindi non aspirano al potere come ad un terno al lotto. Nella nostra lista non ci saranno avventurieri.

Venendo al programma, vi accenno ad un punto cardine: il turismo. L’economia della nostra Comunità si è retta, per secoli, sull’agricoltura e nel Novecento anche sull’industria conserviera del pomodoro e del tabacco (da noi veniva a lavorare gente da altri Comuni; non eravamo ricchi ma avevamo il lavoro).

Da circa trenta anni, tutta questa attività industriale è scomparsa. Ci rimane l’agricoltura, che è viva ma va sorretta e facilitata. (Penso alla viabilità e ad eventuali sgravi tributari). Per dare impulso alla nostra economia dobbiamo puntare sul turismo.

Può sembrare una colossale ed incosciente ambizione. Ma la storia del Sud degli ultimi decenni ci insegna che tanti piccoli centri, fortunati per avere un gradevole paesaggio o delle attrattive culturali, hanno saputo sfruttare questa fortuna.

Noi abbiamo l’uno e l’altro: il Museo archeologico nazionale, il Parco archeologico, la Litoranea e la collina di Faiano, (abbiamo ed anche un aeroporto) e non riusciamo a far fruttare questa fortuna.

Noi dobbiamo investire nel turismo, un poco alla volta, gradualmente, faticosamente. Dobbiamo cominciare col rendere la nostra Città accogliente, pulita, piacevole. Dobbiamo migliorare il traffico e la viabilità: (per esempio, realizzare una strada alternativa al corso Umberto; esiste, a monte del corso, una stradina interpoderale che costeggia l’autostrada, e va da via Picentino fino all’altezza di via Cavalleggeri; bisognerebbe espropriarla e renderla comunale, collegandola con via Italia e via Picentia.

Si allevierebbe il traffico del centro città col vantaggio anche dei commercianti del centro. Si dovrebbero migliorare le strade periferiche: allargare le strade che portano al mare, realizzare marciapiedi lungo la via che porta da Pagliarone fino a Corvinia; tenere pulita ed alberare la strada che va all’aeroporto; realizzare dei marciapiedi sui sovrappassi che portano a Faiano; realizzare dei marciapiedi a via Vittorio Emanuele; e, non per ultimo, espropriare il terreno antistante il Museo, per farvi un parcheggio per i visitatori).

Dobbiamo potenziare il verde della intera nostra Città. Potremmo anche abbellire il corso Umberto, dipingendo, lungo le facciate delle case che guardano il corso, da terra fino a due-tre metri di altezza, una serie di murales che raccontano la nostra storia, a ritroso dalle industrie conserviere, al lavoro dei campi, alle masserie del sette-ottocento, al feudo di Faiano e fino agli Etruschi.

Ci vuole tempo, molto tempo, dai cinque ai dieci anni. Bisogna programmare oltre i tempi di una consiliatura. (Anche in questo siamo diversi: le amministrazioni che ci hanno preceduto hanno realizzato politiche miopi, badando più spesso ad accontentare i propri amici e sostenitori, per la gioia di essere rieletti).

E ci vogliono i soldi, tanti soldi. Per fare investimenti, prima ancora di pensare ad eventuali sovvenzioni europee, bisogna azzerare lo spreco del danaro pubblico. (E qui torna il discorso sulla moralità: bisogna eliminare le spese inutili per la Comunità, ma utili solo al potere per rastrellare voti).

Solo qualche accenno: ridurre il compenso del sindaco e degli assessori, quello dei consiglieri comunali, smetterla con le consulenze inutili, smetterla con le assunzioni politiche, ridurre feste e festicciole; e tanto altro che sarebbe lungo elencare.

Insomma bisogna badare al bilancio comunale, avendo rispetto del danaro pubblico. Sappiamo che il rigore nella spesa pubblica è impopolare, ma è l’unica via per avviare lo sviluppo economico e per ridare speranza e dignità ai nostri concittadini."

 

Comunicato Stampa Sinistra Italiana

Foto Ufficio Stampa

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