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Le quattro bare bianche del calcio salernitano

 

 

E chi se lo scorda quel 24 maggio 1999. La morte di quattro tifosi della Salernitana causata dal rogo che trasformò in torcia di ferro quel maledetto vagone n°5 che da Piacenza avrebbe dovuto riportare a fine partita i tifosi della Salernitana alle loro case. 

Quanti giorni del dolore si dovettero pagare per una partita allo stadio. Chi le dimentica le immagini dei feretri posti nel Duomo di Salerno con le madri riversate sopra.

La violenza inaudita tolse la vita a quattro giovani nel fiore dell'età. La retorica in questi momenti sarebbe scontata: basta violenza allo stadio, occorre accanirsi di meno, bisogna prenderla sportivamente, etc. Ma a cosa serve la retorica davanti agli occhi distrutti di familiari che per per colpa di uno scorretto credo sportivo piangono figli?

No, la retorica non serve proprio a nulla, sono i provvedimenti reali che dovrebbero parlare. Il calcio oramai è una macchina produttrice di soldi ed interessi, e questo gli scommettitori seriali, lo sanno bene. Quando aumentano gli interessi, lo sberleffo e l'ironia in curva non bastano più, e allora ecco che arrivano i manganelli, le bombe carta ed i fumogeni.

Occorre scardinare quel modus operandi per cui ai tifosi che ruotano attorno agli interessi calcistici all'ingresso degli stadi non vengono perquisite neanche le bombe, mentre a chi porta il figlio allo stadio per farlo appassionare alla propria fede calcistica vengono sequestrati anche i tappi delle bottigliette d'acqua.

Dovrebbe essere illegale il poter trasformare una passione in meri interessi economici. Illegale per chi con quella passione ci è cresciuto, ha fatto piccoli sacrifici per acquistare i biglietti per le partite o per organizzare i viaggi delle trasferte. Illegale per chi si emoziona ancora nel ricevere come regalo la maglietta della sua squadra del cuore.

Non si può praticare un sport con la fascia del lutto al braccio, è impensabile.

A distanza di 18 anni dalla strage di quel 24 maggio, i tifosi, quelli veri, di cui i giocatori dovrebbero essere lusingati di avere ancora come supporto, non dimenticano.

Le quattro bare bianche sono ancora lì, nel cimitero di Brignano, a ricordare che si può rientrare da una partita avendo perso al massimo del tutto la voce, ma non la vita.

Vincenzo Lioi, Ciro Alfieri, Simone Vitale, Giuseppe Diodato, questi i nomi che Salerno porta come ferita nel cuore, in una notte che avrebbe dovuto essere ricordata solo per la rabbia della retrocessione in serie B della Salernitana e non per un tale dramma.

Anche sulla pagina ufficiale della squadra granata questa mattina è apparso il post della memoria, e in tantissimi ne stanno condividendo il ricordo. 

A chi da quel maledetto giorno dalla rabbia decise di non mettere più piede allo stadio, e a chi invece ancora ci va, cercando di portare il buon esempio di un amore che non tramonta, a voi è affidato il compito di dimostrare che uno sport debba essere sempre l'antitesi della tragedia.

È sicuramente un duro compito, ma i vostri figli un giorno ve ne renderanno merito.

 

Siate veri tifosi, non dimenticate.

 

Fabiana Amato

Foto dalla rete

 

 

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