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Il movimento No Global ridotto ai fatti di Genova

 

 

 

Diego Urbisaglia è un consigliere comunale di Ancona del partito democratico. Nel 2001 Urbisaglia racconta di aver passato l'estate a consegnare pizze, per pagarsi l'università e per una vacanza che avrebbe fatto a settembre.

Nel giorno della ricorrenza della morte di Carlo Giuliani, il ragazzo diventato famoso perchè ritratto con un estintore in mano poco prima di essere ucciso in piazza Alimonda durante il G8 di Genova, Urbisaglia ha pensato bene di perdere una buona occasione per restare in silenzio.

Su facebook, dove tutti possono parlare, dopo aver raccontato come ha passato l'estate del 2001, ha aggiunto sul G8: "Guardavo quelle immagini e dentro di me tra Carlo Giuliani con un estintore in mano e un mio coetaneo in servizio di leva patteggiavo per quest'ultimo."

In effetti se volessimo fermarci ad un fotogramma, quel fotogramma di un ragazzo con un passamontagna e un estintore in mano e una camionetta con due carabinieri a bordo, incastrata a piazza Alimonda con altri "simpatici" personaggi a prenderla a sprangate e pietrate, non si potrebbe che simpatizzare per quelli con la pistola in mano, seppure quest'ultima è difficilmente visibile nel fermo immagine.

Ma in quel 2001 e in quel G8 non ci sono stati solo estintori e camionette, così Urbisaglia, esponente del PD, affonda: "Oggi, nel 2017 sono padre, se ci fosse mio figlio in quella camionetta, gli griderei di sparare e di prendere bene la mira, si sono cattivo e senza cuore, ma c'era in ballo la vita di uno o dell'altro, estintore contro pistola, non mi mancherai Carlo Giuliani."

Senza dilungarmi sulla catena di errori accertata dai dibattimenti giudiziari che portarono alle cariche delle forze dell'ordine di via Tolemaide contro il corteo pacifico e non contro i black block che in quello stesso momento avevano indisturbati prima sfasciato vetrine e macchine e poi assaltato il carcere di Marassi, non si può dimenticare quel corteo colorato che stava sfilando lungo le strade di Genova prima della tragedia.

Non si può dimenticare, perchè mentre Urbisaglia consegnava pizze, un popolo internazionale, partorito a Seattle nel novembre 1999 durante una riunione dell'Organizzazione mondiale del commercio, con in mano i libri di Noemi Klein e Noam Chomsky, l'ambientalismo e le posizioni contro la globalizzazione dei mercati e la crescente influenza del capitalismo finanziario, andava in giro per il mondo a manifestare e sistematicamente a prendere botte.

A Praga nel settembre 2000 o a Napoli pochi mesi prima del G8, durante il vertice della banca mondiale - 17 marzo 2001 - con le conseguenti condanne a dieci poliziotti per violenze e umiliazioni.

Ebbene mentre tutto questo avveniva nelle piazze del mondo, quel popolo continuava a prendere botte e mentre prendeva manganelli e lacrimogeni, quel movimento cresceva, gridando nelle piazze le preoccupazioni per il mondo che sarebbe stato.

E quale mondo era, quello temuto dai No Global? La risposta è nel mondo che viviamo. Un mondo in cui i ricchi stanno diventando sempre più ricchi, i cambiamenti climatici mettono a repentaglio le vite di milioni di persone, un mondo in cui i flussi migratori, rischiano di paralizzare le società.

Un mondo dove il concetto di giustizia sociale è lontano dal realizzarsi, un mondo dove l'economia e le scelte politiche sono sempre più vicine all'esigenze di multinazionali e banche.

Genova, il G8, il 2001, rappresentano la fine del sogno, un sogno ingoiato definitivamente con l'11 settembre, con le guerre "giuste" che hanno seminato la vendetta del terrorismo, salvo poi scoprire che in Afghanistan il presunto mandante Bin Laden non c'era, salvo poi scoprire che le armi chimiche di Saddam non esistevano. 

Ma sono anche la negazione totale della speranza, l'arma di Placanica, a cui non sentiamo di essere grati, non ha difeso l'autorità, ha ucciso un ragazzo e quel ragazzo, vittima indiscussa di un doppio fallimento, non è certo un eroe, ma è pur sempre un morto.

Il paradosso è che come qualcun'altro ha già scritto, abbiamo passato il tempo a guardare all'estintore, quando il dito di quella forza giovanile, indicava in effetti tutto quello che stava per essere, così è diventato "facile" per gli indecisi, per chi in quell'estate consegnava pizze, patteggiare per la pistola.

Cosa è accaduto dopo? Nessun altro movimento autonomo è stato internazionale come quello No Global. Le reazioni pacifiste alle guerre in Afghanistan e Iraq furono sicuramente massicce e accorte come a quelle dei No Global, nel prevedere i disastri di quegli interventi, ma ormai era tardi.

La politica aveva insegnato ai giovani a sottomettersi, lo aveva fatto con la pistola di Placanica, lo aveva fatto nella caserma di Bolzaneto - condanne a 7 tra dirigenti e agenti di polizia penitenziaria per gli abusi e le torture - lo aveva fatto con l'assalto alla Diaz - la cassazione ha condannato 25 poliziotti definendo "massacro ingiustificabile" - tutti insegnamenti che hanno preceduto il più grande tra gli insegnamenti, la paura.

Perchè quella generazione di Seattle, ha conosciuto la reazione all'11 settembre, la replica al terrore è stata la guerra e quando oggi, a distanza di quasi vent'anni, dopo qualsiasi nuovo atto di terrore, esce ancora quella frase "La Fallaci aveva ragione" nel dire all'indomani degli attacchi kamikaze: "Adesso sterminiamoli tutti" mi viene il sospetto che oltre alla sottomissione e la paura, ci hanno insegnato anche a non capire.

Dunque oggi, ripensando al 2001 vedo in Carlo Giuliani un ragazzino che all'epoca mi era coetaneo, credo di poter affermare ancora più di ieri che i timori e le ragioni che spinsero una generazione ad avere un motivo per andare in piazza a Seattle, a Praga, a Napoli, a Genova, ovunque in quegli anni, si sono concretizzati nel mondo che non avremmo mai dovuto realizzare. 

La più grande sconfitta per la mia generazione, non è stata quella di non aver cambiato il mondo, ma di aver concesso ad una classe politica, di dare giudizi su un movimento che aveva capito tutto e che oggi a distanza di 16 anni, ancora non è compreso, perchè ancora, dopo tutto questo tempo, si guarda all'estintore, invece che al dito che indicava la globalizzazione.

 

Ivan Romano

Foto dalla rete

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