Reportage di un ferragosto tra sacro e profano

 

 

 

Ferragosto è una festività che sta acquisendo grande consensi, basta pensare all'atteggiamento dei socialnautici, sempre più disposti a mandare gli auguri a tutti gli amici di tastiera.

Nell'antichità roma "Feriae Augusti" era la festa della fine dei lavori agricoli, si festeggiava il primo agosto ed era occasione di riposo per i lavoratori della terra. Anche questa festività pagana, è finita per essere assimilata dalla Chiesa Cattolica, così si è spostata la data al 15 agosto, periodo in cui si celebra l'assunzione di Maria.

Con il fascismo, si è introdotta la tradizione della gita fuori porto, durante il ventennio vennero istituiti i treni popolari per favorire le gite nel giorni compresi tra il 13 e il 15 agosto.

A Santa Maria di Castellabate si celebra la festività dell'assunzione, legata ad una leggenda risalente al XIII secolo, quando una nave diretta dall'oriente a Maiori, naufragando, perse il proprio carico nelle acque della Costiera Amalfitana.

Alcuni giorni dopo, due pescatori di Maiori, ripescarono la statua di una madonna che ancora oggi viene portata in processione, esattamente come a Santa Maria di Castellabate, tradizione condivisa probabilmente grazia alla migrazione del popolo della costiera amalfitana. 

La processione è preceduta dal palio della Stuzza che si tiene il 13 agosto, una vera e propria gara di abilità con gli sfidanti impegnati nel recupero di tre bandiere, in cima ad un palo insaponato posto orizzontalmente in mare.

 

La devozione è forte, basti pensare che i cittadini di Santa Maria - frazione del comune di Castellabate - per rispetto alla madonna, non si recano in spiaggia nei tre giorni della festività, dal 13 al 15 agosto.

Nel 2017 la statua conservata nel centro cilentano, è stata riconsegnata alla parrocchia, dopo i lavori di restauro eseguiti presso la Badia di Cava de' Tirreni.

Occasione ghiotta per recarsi nello splendido borgo marinaro, reso celebre dalla pellicola "Benvenuti al sud" e raccontare la tradizione di fede e antropologia legata alla vergine.

Ma giunto sul posto è stato inevitabile osservare qualcosa di atipico per il meridione, qualcosa che assimila usanze milanesi.

In una nota attività di Santa Maria, ho visto campeggiare un cartello, sotto lo scaffale dei liquori: "bicchiere d'acqua euro 0,20" e non era il solo, sulla porta della toilette c'era un laconico "guasto".

Lanciatomi nella processione per realizzare il documentario fotografico, ho pensato molto a quel cartello, associandolo alle sette opere di misericordia corporale che la tradizione cattolica, quella che stava per dare il via alla processione, tiene come valore di fede: "dare da bere agli assetati".

Mentre mi divincolavo negli angusti passaggi della processione, zigzagando tra turisti, fedeli, armati di cellulari per foto e video, ripensavo a quanto possa essere lontano il mondo del sacro, da quello del "profano" ancor più quando si tradiscono i cardini alla base delle proprie tradizioni.

Purtroppo quel pensiero di umana rassegnazione è stato interrotto quando una persona ha gentilmente avvicinato uno dei colleghi con il quale stavo seguendo la processione e ha sussurrato: "il sacerdote mi ha detto di dirvi che siete troppo invadenti."

In quel preciso istante ho spento la mia macchina fotografica, facendolo mi sono ripassati in mente i paesi, i borghi, i fedeli, fotografati negli ultimi tre anni, da quando cioè ho avviato un progetto sulle tradizioni dell'Italia meridionale.

Ho rinunciato a proseguire il documentario su Santa Maria di Castellabate, il mio stato d'animo, tradito da quel doppio schiaffo, non mi avrebbe consentito di raccontare quella festa, con occhi imparziali, con occhi di chi deve raccontare una comunità, cercando di capire i suoi caratteri tipici, con la massima sensibilità possibile.

La processione è andata avanti nel sudore dei portatori, nel pianto nascosto dietro il segno della croce degli anziani, nei selfie con la statua, nei cellulari di curiosi, turisti e fedeli, arroventati da migliaia di foto e video che affogheranno il web, senza raccontare nulla.

 

 

 

Ivan Romano

Foto Ivan Romano

 

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