Un editoriale di Angelo Coscia

 

 

 

Come curo la paura?

La paura sin dall’inizio dei tempi fa nascere muri, in Italia ne abbiamo di esempi stupendi: castelli, città fortificate che vengono prese di mira da turisti da ogni parte del mondo.

Oggi quei muri hanno un aspetto sicuramente meno imponente e architettonico, oggi quei muri hanno l’aspetto di barriere  che poco hanno di artistico, e neanche le scritte che alcuni ci appongono per renderli utili manifesti propagandistici riescono a renderli guardabili.

Sono molto confuso: alcuni media dicono che l’estremismo sta per sferrare il suo attacco, altri che è solo una congiura studiata da un certo mondo finanziario per creare un movimento economico legato ad una nuova pseudo guerra fredda, poi ci sono il popolo che vuole la sicurezza ma si preoccupa che qui muri possano fermare  la processione, impediscano ad una ambulanza di passare, siano nuovi orinatoi per cani e padroni poco zelanti, poi ci sono i movimenti vari che si pubblicizzano dicendo la loro proprio su quei muri.

Sono spaventato ma rischio di sommare questa paura alle tante che si sono trasformate in leggende  come quella per Marialonga, il mostro del buio, la ianara, Peach. Quest’ultimo però, comunemente chiamato uomo nero, c’è chi lo vorrebbe in combutta con la nuova paura.

Gli equilibri mondiali è già da tempo che sono rotti e sicuramente bisogna stare attenti ma credo che i muri siano solo l’attestazione di una incapacità a difenderci da parte di chi dovrebbe farlo.

I muri sono solo la conferma che siamo distrattamente egoistici e che se pure trovassimo qualcuno che tra preparando una bomba ci fermeremmo ad osservarlo ma poi ci allontaneremo pensando a cosa mangeremo una volta a casa.

Chiediamo  di rendere più guardabile l’inguardabile allora le barriere si chiede di dipingerle, ma questo non risulta possibile perché è più giusto lasciarle  grigie a fare da post it  per qualche imbonitore in cerca di consensi.

Il fatto è uno ci sentiamo tutti sotto il mirino di un ignoto cecchino che con un fucile, una bomba o un camion ci può in qualsiasi momento privare del bene più prezioso : la vita. Allora diventa importante proteggersi, ma riusciranno queste barriere a farlo davvero?

Metropoli , città, micropoli tutte possono essere palcoscenico per attentatori ma ciò che ancora non si vede muoversi è il cittadino troppo attento a commentare e giudicare e poco ad agire. La vera lotta al terrorismo si attuerebbe se tutti  presenti, consapevoli e attenti alla nostra quotidianità riuscissimo a prevenire gli eventi, ma questo sembra impossibile.

So che è difficile prestare attenzione, se non si riesce a fermare un padrone con il suo cane che defeca su un aiuola e non raccoglie la “ bomba”,  se non si riesce a fermare un imbrattatore che segna il territorio con le sue frasi fatte, come si farà a fermare un camion che sventola bandiera terroristica?

La sicurezza è sicuramente importante ma rischiamo davvero di diventare paranoici, senza accorgerci che distratti dal telefonino passando accanto ad una di queste barriere la urteremo è l’unico attentatore da denunciare sarà il comune.

 

Angelo Coscia

Foto Ivan Romano

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