Un presente di presenza, sul tema delle generazioni a confronto

 

 

 

Un padre che in fin di vita chieda al proprio figlio di potergli raccontare la sua vita, credo che sia in apparenza il gesto più bello che due generazioni possano regalarsi ma nel rovescio della medaglia c’è la sua drammaticità di due generazioni che non si sono confrontate nella quotidianità.

I giovani sono chiamati costantemente a rispettare regole che loro non hanno scritto e che noi senza dare nessuna spiegazione vogliamo che rispettino.

Giovani che sentono solo raccontare gli aspetti goliardici della giovinezza dei propri genitori e poi si sentono schiacciati da una cascata di “non si fa!” senza alcuna motivazione reale.

L’adulto troppo all’inseguimento del suo essere felice, attribuendo questa felicita solo al suo essere bambino che cerca in ogni istante di tenere vivo, ma senza alcun controllo, giustificandosi dietro ad un ormai vecchio e grasso Peter Pan.

Oggi più che mai serve dialogo, raccontando vantaggi e svantaggi delle nostre scelte, con questa generazione che cresce velocemente educata da un mondo virtuale, con l’adulto fermo a guardare e che timidamente mette i suoi mi piace a notizie che hanno in se del drammatico.

Un mondo adulto che mostra la propria indignazione condividendo frasi e jpg che neanche legge fino in fondo. La morale è diventata come un orologio, che non serve a segnare il tempo che passa per quello c’è il telefonino, ma che è solo un accessorio da mostrare quando qualcuno ce lo chiede.

Sono adirato con il mondo adulto che non vede che i giovani stanno chiedendo non aiuto ma confronto. Tutti troppo pronti a liquidare il loro sguardo donando il mito di turno per un selfie o creando l’evento ad ok tutto centrato sullo svago.

Sono sconvolto dalla distrazione del mondo adulto verso la realtà della violenza e del vandalismo che i giovani stanno usando per comunicarci che abbiamo sbagliato tutto, eppure siamo tutti informati su quella o quell’altra tendenza dal nome anglofono e aspettiamo di capire se i nostri figli decidono o meno di farne parte.

Ascoltare, comunicare, confrontarsi, raccontare sono diventati la vera rarità.

I giovani frequentano più educatori e psicologi che i propri genitori, sarà proprio questo il problema?

Fino a qualche tempo fa il problema era la televisione a tavola, ed il genitore, come in un film si lamentava del silenzio dei figli, oggi molti i genitori sono felici di dire che dalla sala da pranzo è  la televisione è sparita ma nessuno ammette che il telefonino ha preso il suo posto, non solo nelle mai dei ragazzi ma triste a dirsi anche nelle mani dei genitori.

Il mutuo da pagare, la ristrutturazione, la nuova macchina non giustificano la delega relazionale che il genitore ha attivato per dedicare più tempo a quella che credo sia solo una apparente realizzazione. Emoziona sentire una mamma dire  che ha rinunciato al lavoro perché avvertiva che i propri figli avevano bisogno di presenza, per queste persone istituirei un vero premio.

Non sono i valori che sono venuti meno ma la nostra presenza ad essi.

Credo che l’unica medicina possibile ad un futuro incerto sia un presente di presenza.

Il confronto reale ed autentico , raccontandoci senza paura e non nascondendo nulla di ciò che le nostre esperienze ci hanno dato credo che solo in questo modo avremo davvero la possibilità di evitare che i nostri figli si confrontino solo con una realtà che le controindicazioni le fa divenire solo un modo per ripulirsi la coscienza.

Credere sempre di più che l’unico mondo possibile sia un mondo di liberta consapevole e partecipata.

 

Angelo Coscia

foto Ivan Romano

Seguici anche su: