Editoriale dello scrittore Angelo Coscia

 

 

 

Non Sono Charlie, non sono Anna, non sono francese, non sono siriano, sono italiano e parafrasando Gaber “per fortuna o purtroppo”.

Ci sconvolgono gli oltraggi e la modalità di alcuni club di vario genere che dietro Statuti fittizi nascondono ogni forma di illegalità e asocialità, ma l'interrogativo che mi pongo è legato alla nostra incapacità o forse eccessiva distrazione che ci rende cechi a quello che ci succede intorno quotidianamente, vediamo costruire la bomba, la vediamo posizionare e ci stupiamo quando sentiamo lo scoppio.

Ma questi giovani, rei di tanto odio, antisemitismo, razzismo hanno sicuramente frequentato almeno la scuola dell'obbligo e l'antisemitismo il razzismo e il fascismo dovrebbero almeno averlo studiato o aver partecipato a progetti che attraverso esperti di varia natura hanno testimoniato che il bullo non è socialmente accettabile quindi viene da pensare che la colpa sia delle famiglie ma ad un'osservazione più attenta scopri che questi genitori sono lavoratori che si impegnano e a volte anche professionisti con uno standard culturale alto.

Quindi alla ricerca di un nuovo capro espiatorio ecco che viene indicata la strada frequentata dai pari che hanno frequentato almeno la scuola dell'obbligo e che hanno una famiglia!

Allora dov'è il problema?

 Il problema è che siamo in Italia dove la scuola si ricorda di informare solo in presenza di circolari, che l'insegnante dopo aver scaricato illegalmente un film da internet lo fa vedere agli alunni e intanto svapa la sua sigaretta elettronica in classe, dove un referente all'educazione ti chiede di andare a tenere un seminario in forma gratuita, perché la scuola non ha soldi, ma intanto lo stesso referente percepisce una quota per un tutoraggio fantasma all'interno di un inesistente progetto.

Allora se un ragazzo usa una foto ho una frase dal chiaro senso razzista e antisemita non c'è da meravigliarsi visto che è mancata completamente l'istruzione.

Quell'insegnante, sentendosi tirato in causa, si giustificherà dicendo che si fa quel che si riesce con i pochi mezzi a disposizione perché il grosso delle responsabilità ricade sulle famiglie che sempre più spesso questi ragazzi incontrano per meno ore dei loro insegnanti!

 Come educatore avverto un fallimento e non credo sia più il caso di giocare alla ricerca dei responsabili ma di cominciare a rimboccarsi le maniche per far sì che le nuove generazioni abbiano maggiore rispetto per la propria storia e per la storia di chi con noi partecipa alla continuazione del mondo.

La scuola non può continuare ad abdicare il proprio ruolo accusando lo stato, le istituzioni. L’insegnate è chiamato a divenire maestro e ad accertarsi della validità del suo insegnamento non con prove a risposte multiple ma con azioni concrete che portino i giovani a vivere la società in maniera sempre più attiva.

La scuola, la famiglia non possono pensare di continuare ad usare l’imperativo per far crescere le nuove generazioni, serve sempre di più usare il “noi” e non il “Tu”.

Credo vivamente che serve attenzione ai nostri gesti perché spesso sono quelli che parlano per noi. Stiamo insegnando la sfiducia e un individualismo senza alcuna radice storica.

Il cambiamento è possibile ma passa attraverso la presa di responsabilità e non la giustificazione.

Possiamo giudicare le nuove generazioni e i loro gesti solo se siamo stati attenti e non siamo venuti meno al nostro ruolo di adulti responsabili, fino a quel momento assumiamoci la responsabilità di spiegare e di informare che la strada per vivere felici è il rispetto per l’altro e il nostro impegno alla collaborazione e alla partecipazione.

 

Angelo Coscia

Foto dalla rete

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