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Sono oltre 30 mila gli arrivi nel 2016

 

Mentre infuria il dibattito su come gestire i flussi migratori all'indomani della chiusura del campo di Idomeni e di fatto della rotta balcanica, secondo Ansa, al 22 maggio gli arrivi in Italia sono stati 33mila. La rotta del mare, quella che porta alle coste italiane, ha visto nel biennio 2014-2015 secondo la Marina Militare, il salvataggio di 324mila persone, il 51% del totale di salvataggi dal 1991 ad oggi. Incrociando i dati si nota che i numeri di arrivi del 2016 tutto sommato sono in linea con quelli dello scorso anno, periodo in cui molti richiedenti asilo, originari dell'Africa orientale e dei territori mediorientali, come Siria, Iran, Iraq e Afghanistan, si sono riversati in Europa attraverso un'altra rotta, quella balcanica. Il flusso migratorio non è unico, diversi fronti si riversano nelle rotte, attraverso dei viaggi di disumana tragedia che talvolta possono essere lunghi anche diverse stagioni. Al momento oltre agli stati già citati e ad altri territori noti, come la Palestina e la Libia esistono delle criticità in altri stati, in Africa sia a ed est che ad ovest. In Sudan e Yemen e nel corno d'Africa, oltre alle guerre intestine, esistono dei gravissimi problemi socio ambientali dovuti alla scarsità di beni primari. Ma a ribollire sembra l'intera area dell'Africa del centro-nord, situazioni al limite del sostenibile per ragioni politiche e ambientali, si registrano anche in Mali, Niger, Nigeria, Guinea.  I motivi non hanno solo un carattere politico, che pure affonda nelle conseguenze dei movimenti sfociati nelle così dette primavere arabe, intenzionate ad occidentalizzare e laicizzare le società tribali. Dietro lo sviluppo di questi movimenti, ci sono interessi legati alla gestione di risorse strategiche come quelle energetiche, idrocarburi in primis, ma anche per un bene primario come l'acqua in un momento in cui i cambiamenti climatici stanno causando siccità diffuse. Il tutto in società fortemente frammentate,  unificate sui retaggi del colonialismo occidentale, quello stesso occidente che oggi si nega o tenta di sottrarsi al principio universale di accoglienza umanitaria, anche laddove le città d'origine di questi disgraziati, hanno come concetto di cittadinanza, soltanto un nome. Il futuro sembra tutt'altro che roseo per vari motivi, gli accordi con la Turchia, costringeranno gli esuli siriani e mediorientali ad affacciarsi verso l'Europa nuovamente verso le rotte del mare e quindi in Italia che proprio con Mare Nostrum aveva toccato con mano, la tragedia di quei popoli. Ciò può significare un aumento netto degli sbarchi, già oltre il flusso di tragedie consumatesi nel mese di maggio, in quei viaggi provenienti da occidente e dal corno d'Africa a cui si potrebbero aggiungere nuovamente i mediorientali di Siria, Iraq e Afghanistan.  Ma quale posizione deve assumere l'occidente e l'Europa? Certamente le società europee, frammentate nuovamente proprio nella difficile gestione della crisi migranti e in piena decadenza del sistema economico liberista, hanno mostrato che quel concetto comunitario, forse lo è solo nel benessere del bussiness del mercato globale. Se non attecchisce l'idea di un debito globale, prodotto dallo sfruttamento del continente più ricco di risorse, da parte dell'occidente che ha potuto così arricchirsi di e con quelle risorse, impoverendo le società che quelle risorse avevano sotto i piedi, non riusciremo mai ad accettare l'idea che oggi, è tempo di rinunciare ad avere come termine di paragone, il profitto. La tragedia dei migranti è tutta qui, è causata, generata e sfruttata, dalla logica del ricavo che genera una ricchezza detenuta da pochi e non redistribuita. Risolvere questi flussi, impone arricchire le società di appartenenza, attraverso un processo di crescita delle condizioni di vita, azzerando i debiti, cedendo tecnologia strategica come quella legata alle energie rinnovabili, per affrancare i popoli dal ricatto di poteri militari che attraverso la violenza, surrogano il diritto di cedere risorse come il petrolio in cambio delle armi.  In questa prospettiva e in questa misura, l'Europa e l'occidente possono risolvere senza il peso inevitabile dell'accoglienza, le profonde contraddizioni che generano i flussi migratori, spingendo i rifugiati entro qualche anno, ad un lento ed inesorabile reinserimento nelle società di provenienza, ma se tutto ciò non avviene, hotspot sul mare e altre fantasiose soluzioni, saranno sempre e solo delle risposte ad un fatto inevitabile, ciclico nella storia dell'umanità, quello dell'esodo delle popolazioni povere. Combattere la povertà con un generale riequilibrio delle ricchezze globali, attraverso politiche che diano risalto alle fonti rinnovabili, abbandonando definitivamente gli idrocarburi e il sistema perverso che si è costituito attorno a questi, potrebbe generare quelle conseguenze positive, non solo per l'umanità, ma anche per il sistema ambiente che ci accoglie.

 

Ivan Romano

Foto Ivan Romano

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