Il sangue dei Vattienti di Nocera Terinese

 

 

 

Raccontare il rito dei Vattienti di Nocera Terinese, un borgo calabrese diviso tra un nucleo storico arroccato su uno sperone di roccia e un centro più recente affacciato sul mar Tirreno, a pochi minuti dalla Salerno - Reggio Calabria, è tutt'altro che semplice.

Comprendere quello che ad un primo sguardo, può sembrare un rito cruento, è altra storia. Basta infatti partecipare a quella condivisione tra sacrificio e fede, per rendersi immediatamente conto del carattere identitario del rito che accompagna la settimana santa di Nocera Terinese.

Vattienti, è il nome che si attribuisce ai flagellanti che incarnano la passione di Cristo nella tradizione antica. Chi sono questi Vattienti? Perchè alimentano una tradizione antica? Spesso ritenuta troppo semplicisticamente barbarica?

I Vattienti sono gente comune che partecipa alla settimana Santa talvolta anche a distanza dalle proprie residenze straniere in una terra che ha conosciuto e conosce il dolore del dover migrare. Talvolta invece si ritorna a Nocera Terinese e si partecipa assieme ai più fortunati.

Tutti comunque, adorano la statua della Madonna Addolorata, un'effige lignea che rappresenta la Vergine e il corpo mortale del Cristo, volgendo ad essa un voto di obbedienza, di gratitudine. Proprio dalla statua è necessario cominciare per raccontare il rito dei Vattienti.

La Madonna Addolorata, una pietà, è figurata piegata su un ginocchio, mentre l'altro sorregge il corpo di Gesù, segnato dalla Passione. Il suo sguardo è rivolto al cielo quasi a voler chiedere perchè o ad accompagnare l'ascensione del figlio. La mano sinistra è aperta come se attendesse qualcosa, in un gesto di rinnovata pietà. L'altra mano invece è sul petto, come se un dolore immenso risultasse soffocante ed opprimente.

In paese l'orgoglio e l'appartenenza alla comunità, si percepiscono intensi, specialmente quando si narra della bellezza disarmante della statua, simbolo della Pasqua di Nocera Terinese, un simbolo che riconosce nel dolore della Vergine, il senso profondo del sacrificio salvifico del figlio Gesù.

In questo sacrificio, la popolazione dei Vattienti riconosce se stessa, come se la flagellazione possa in qualche modo giustificare il dolore della madre, rendendolo meno cruento, condiviso e per questo accettato. Certo l'approccio che avvicina il Vattiente alle sofferenze del Cristo, ha probabilmente un forte elemento di persuasione eppure, sembra di gran lunga più verosimile, la completa adesione alla Madonna, attraverso il sacrificio e la sofferenza condivisa.

Proprio sul voto alla Madonna, si muove la motivazione dei Vattienti di Nocera Terinese, taluni spiegano il senso di quel voto, altri invece preferiscono tacerne i dettagli.

Una forte adesione alla fede, partecipata e sincera che giunge a ringraziare o a chiedere l'attenzione del divino, attraverso il sangue, elemento che avvicina nell'eucarestia, Dio ai mortali e spesso la ragione che spinge alla simulazione della passione, proviene dal nucleo familiare, ancora una volta rappresentato dalla statua dell'Addolorata, Madre e Figlio, insieme sofferenti, come sofferenti i Vattienti, i loro voti per i propri cari.

Gli strumenti di quella vicinanza al divino, sono la rosa e il cardo, due pezzi circolari di sughero, il primo semplice, l'altro costituito da tredici pezzi di vetro, che rappresentano i partecipanti all'ultima cena, tenuti assieme da cera fatta indurire attorno ai cocci appuntiti.

Con la rosa, i Vattienti si percuotono preparando i punti delle gambe che saranno flagellati, ma non solo. Un portatore di vino che segue il flagellante nel suo personale tragitto lungo le vie del paese o un ospite di una delle dimore dove il Vattiente va ad offrire il proprio sacrificio, impregnano la rosa di vino, questo per ripulire l'arto insanguinato, prima di una nuova flagellazione.

Il vino è nemmeno tanto occultamente altro elemento centrale del rito, è funzionale al suo svolgimento, poichè con esso si ripuliscono le carni dal sangue ma è anche profondamente simbolico, essendo il vino l'elemento che accomuna Cristo agli uomini nel sacramento.

La rosa serve anche a lasciare il timbro intriso di sangue e vino, una benedizione che il flagellante sceglie di concedere ad un luogo, una chiesa, una casa di un familiare o una persona, ritenuta meritevole.

Con il cardo, il flagellante percuote quattro punti specifici delle proprie gambe, lasciando che le carni diano sfogo al rito del sangue. I primi colpi sono inflitti negli spazi privati in cui avviene la vestizione e preparazione del Vattiente, alla quale assistono il portatore di vino, l'Ecce Homo che accompagnerà anch'egli il Vattiente e pochi altri familiari e amici ritenuti meritevoli. La flagellazione proseguirà poi nei luoghi scelti perchè eletti a simbolo dagli stessi flagellanti, in un percorso personale ed esclusivo.

Passaggi obbligatori del percorso dei Vattienti sono le chiese fulcro dei riti della settimana santa di Nocera Terinese, quella dell'Annunziata e di San Giovanni Battista e ovviamente la statua della Madonna Addolorata che durante il rito dei flagellanti si trova in processione sia durante la serata del venerdì santo, sia durante la mattinata del sabato, innanzi alla quale prima s'inginocchiano in segno di sottomissione e successivamente si flagellano. Proprio l'uscita della statua dalla Chiesa dell'Annunziata, da il via al rituale e il rientro della stessa, ne chiude il cerchio.

Nel percorso i Vattienti sono seguiti come detto dal portatore della tanica del vino che nelle varie soste, provvede a spruffarlo sulle gambe insaguinate per tenerle pulite e da un Ecce Homo che richiama il Vangelo di Giovanni, il momento in cui Pilato presenta alla folla il Cristo flagellato con la corona di Spine. Vattiente e Ecce Homo sono legati da un cordoncino, ma anche altri elementi accomuna queste due figure del rito.

Sono gli unici ad avere una vestizione rituale, il Vattiente è vestito di nero e porta sul capo una vistosa bandana nera con sopra una grande corona di spine, l'Ecce Homo vestito di rosso e a torace nudo, ha anch'egli una coroncina di spine sul capo. Anche la croce è un elemento che ritorna comune, l'Ecce Homo ha infatti con se una esile croce anch'essa di colore rosso, il Vattiente invece procede nel suo percorso con le mani incrociate.

Terminato il tragitto scelto dal Vattiente, percorso scalzo, come scalzo è l'Ecce Homo, si rientra nei luoghi della preparazione e vestizione nella quale si è aperto il rito e dopo aver ripulito le ferite, si applica un'erba cicatrizzante, rosmarino bollito precedentemente, prima di assistere al rientro della statua in chiesa. Il rito si conclude nella condivisione di un banchetto alla quale sono invitati ospiti, amici e familiari.

Come spesso si verifica, la pioggia delle giornate di pasqua e pasquetta, ripuliscono le strade della mistura di vino e sangue dei Vattienti, qualcuno suggerisce la non casualità dei fenomeni meteo che chiuderebbero il circolo del rituale, riportando tutto alla normalità.

La mistura che scorre nelle strade tra il sangue del flagellante e il vino, simbolo per eccellenza della passione del Cristo è la metafora di quella sofferenza patita per la salvezza degli uomini dal figlio di Dio e in questo quadro vanno concepiti i voti alla Madonna che spingono i Vattienti alla flagellazione.

La tradizione di Nocera Terinese è caricata di simbologie perchè ricade nella settimana santa, viverla permette di concepire con maggiore facilità le ragioni che tengono vivo questo rito, non lasciandolo solo alla funzione di tradizione, ma anche come qualcosa di spontaneo, di vero, una profonda manifestazione di fede.

I flagellanti non sono figuranti che recitano un copione, sono uomini che seguono il rito del dolore e del sangue, spinti da motivazioni che vanno non solo rispettate, ma anche guardate con un certo distacco, senza invadere la dimensione spirituale alla base della quale vi è la propria personale motivazione.

Sia un vero atto di devozione alla madonna, o un rito ritenuto necessario nell'ambito di un contesto sociale, non è facile svelarlo e un tale campo d'indagine meriterebbe una lunga ricerca sul campo.

Sicuramente tra i Vattienti ci saranno anche coloro che nelle proprie motivazioni avranno una forte componente emulativa, l'aumento esponenziale del numero di flagellanti sembrerebbe dimostrarlo, eppure quella dimensione tipicamente spirituale, alla base della quale si sceglie la sofferenza propria, in cambio di una grazia, di un miracolo, della protezione divina del familiare, sembra resistere nella maggior parte dei Vattienti, giovani e anziani che siano.

Nel tempo della penetrazione e dell'abuso d'immagine, il rito dei Vattienti, sembra maggiormente messo in crisi, non tanto da un presunto abbandono di fede o dall'altrettanto rischio emulativo che spesso trasforma il rito in teatro, quanto dall'invasione di osservatori partecipanti che finiscono troppo spesso per sconfinare nel processo spirituale dei Vattienti, inquinandone irrimediabilmente i contesti.

In tal senso una certa forma di resistenza al visitatore, è stata già alimentata ed è percepibile nella comunità a ridosso della settimana santa, specialmente a causa dei timori risultanti da descrizioni feroci del rito, da parte di chi non si è limitato a riportare le caratteristiche della tradizione, ma che ha preteso di giudicarla, ma non solo, anche per l'invasione degli spazi rituali, sempre più preda di osservatori invadenti.

Superati i timori iniziali e dimostrata la capacità di non invadere la dimensione spirituale, rispettandone i contesti e i tempi, alla ricerca della fotografia o dell'esperienza di turno, Nocera Terinese e la sua gente è capace di esprimere una ospitalità genuina che apre le porte di casa a viaggiatori appena conosciuti, segno che anche le antiche abitudini magnogreche, persistono nelle tradizioni di quei luoghi.

Un ringraziamento atipico in contesti del genere ma necessario, va rivolto a Tonino, Alfredo, Michele, Vito e alle loro famiglie per aver aperto le porte delle loro case, permettendo di guardare al rito dei Vattienti, con grande profondità e intimità.

Nota dell'autore - Il reportage fotografico pubblicato in questo articolo è il risultato di una selezione che non pretende di essere esaustiva ma si limita alla descrizione degli elementi principali del rito. L'autore tiene a precisare che la scelta del colore, è funzionale alla pubblicazione su Freelance News.

 

Ivan Romano

Foto Ivan Romano

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