Racconto di un derby di Prima Categoria

 

 

 

Prima Categoria, derby tra Atletico Faiano e Sporting Pontecagnano è la sfida di Pontecagnano Faiano, una cittadina alle porte di Salerno si divide nelle compagini in cui militano giovani del posto, alcuni anche con curriculum interessanti.

Sin qui una delle tante storie di calcio dilettante che si possono raccontare nell'Italia pallonara eppure quello che è andato in scena al Danilo Delle Donne di Santa Tecla, località del comune di Montecorvino Pugliano, merita di essere descritto.

Partiamo dal campo sportivo. A Faiano, borgo collinare del territorio di Pontecagnano Faiano, esiste da mezzo secolo uno "stadio" il campo San Benedetto, ricavato in una insenatura del bosco omonimo al confine con il comune di Montecorvino Pugliano.

Il campo è stato costruito spostando un torrente e spianando i cento metri necessari per consentire ai giovani del posto di tirare calci al pallone. Quello stadio ha vissuto altri derby, sempre in Prima Categoria, quando Faiano era divisa tra bianco verdi - il Faiano che oggi milita in Eccellenza - e i bianco celesti del Real, società poi scomparsa.

Ma come spesso accade quando l'uomo ci mette lo zampino e spinge la natura a nuovi corsi, questa prima o poi torna a farsi viva, così qualche anno fa, il campo San Benedetto ha subito un crollo.

Il torrente Sette Bocche, acqua minerale che meriterebbe una storia a parte, ha scavato fino a portarsi via un calcio d'angolo, accorciando la lunghezza del campo diventato troppo corto per la Prima Categoria.

Per questo motivo i ragazzi dell'Atletico Faiano, una società fatta da ragazzi del posto, ragazzi in cerca di riscatto in un contesto diventato sempre meno rappresentativo, sono costretti a sommare i sacrifici dell'autofinanziamento, anche quelli di dover emigrare per allenamenti e campionato, sul campo di un altro paese.

Lo stadio a Santa Tecla, merita questa definizione, finanziato con sagacia, è una parentesi di "sintetico" sormontato da una tribunetta parzialmente coperta, a pochi metri da quello che resta di una cava di pietra, una delle tante presente in zona.

Così in un paese ospitante, Faiano e Pontecagnano reclamano il diritto ad essere, lo fanno attraverso due società simili, fatte da ragazzi, dalla voglia di riscatto e divertimento. Atletico e Sporting sono nomi ispanici che segnano il desiderio di guardare al mondo della passione.

La passione si è manifestata già nel derby di andata, quando allo stadio XXIII giugno 1978 a Pontecagnano, lo Sporting s'impose 3 a 1 sull'Atletico, sugli spalti colori e fumogeni e il solito clima di appartenenza, identità; che spesso serve a definire se stessi, escludendo gli altri.

La vigilia del derby di ritorno, si apre con le scaramucce che i tempi moderni, affidano alle tastiere dei computer, sfottò, definizioni poco signorili. Le società si schierano contro il pregiudizio, contro la perversione di quel senso di appartenenza che spesso divide invece di unire.

In questo clima, dove il merito sportivo accarezza le sensazioni del calcio che conta, i ragazzi di Faiano decidono di colorare gli spalti, lo fanno preparando una coreografia che cita De Andrè partendo proprio da uno sfottò subito via internet.

"Dai Diamanti non nasce niente, dalla merda nascono i fior" e al centro degli spalti, dopo il disegno di una "cacca" emerge un fiore con in mezzo lo stemma della società e i numeri dei calciatori in campo, "sono 12 - spiegano i tifosi dell'Atletico - perchè il tifo, il mondo ultras, è il dodicesimo giocatore".

Ma una partita di calcio, unifica realtà differenti, realtà che spesso non appartengono al mondo che scende in campo, così sugli spalti, nasce un alterco verbale, una discussione animata in stile "bar dello sport" proprio mentre i fumogeni coprono la coreografia e le squadre entrano in campo.

Proprio mentre i ragazzi di Faiano, quelli che sono sugli spalti, danno senso al lavoro di giorni con pennelli, colla, forbici. Ore di aggregazione, di fantasia, di citazioni musicali, ore nelle quali i protagonisti della discussione verbale, per fortuna non degenerata in qualcosa di più pesante, di inutile, di vergognoso, non si sono visti, ma che hanno rischiato di ingrigire i colori di una giornata meravigliosa.

Il grigio però è spazzato via, i tifosi, gli ultras, quelli che hanno intonato cori e colorato striscioni e stendardi, bacchettano i protagonisti dell'alterco e questo avviene contemporaneamente ad un gesto dei 22 ragazzi in campo che posano assieme per le fotografie, come in una partita del cuore, a ranghi misti davanti allo spettacolo della coreografia faianese.

Tutto torna normale, tutto rientra nel grande gioco dello sport, i circa 300 spettatori del Delle Donne - circa 30 ospiti - si lanciano nell'emozioni dei novanta minuti, lo fanno dimenticando le divisioni, lo fanno mescolandosi in un evento comune, perchè anche se ignorano le dinamiche, sono tutti parte di un rito unico, antico come gli spettacoli dei gladiatori o come i riti tribali dei cannibili delle Isole Trombiand che cibandosi del nemico, si avvicinano ad esso.

La partita finisce, i granata di Faiano, l'Atletico dei Picentini, in campo con le casacche bianche, batte per 3 a 2 i giallo blù di Pontecagnano lo Sporting di Picentia schierato con le maglie granate, sugli spalti qualcuno festeggia, qualcuno no.

Novanta minuti sono brevi, spesso troppo lascivi di quel tempo nel quale nasce il fenomeno ultras, appartenenza, identità, desiderio di grande riscatto, dove ogni singolo individuo diventa trecento.

 

Ivan Romano

Foto Ivan Romano

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