Un atto di responsabilità da ricordare

 

 

 

La Democrazia è a servizio dei molti non dei pochi.

Quanto sono lontane queste parole dichiarate da Pericle alla fine del primo anno di guerra del 431 a.C.

La Democrazia è divenuta bandiera da attaccare al palo dell’imbonitore di turno. Ma siamo davvero in Democrazia? Davvero si presentano a rappresentarci persone meritevoli? Davvero si ha rispetto dei singoli poteri?

Si parla di processo democratico quando si va a votare per alcune cose e poi si chiede di boicottare i referendum, si inneggia alla Democrazia in un paese dove non esiste garanzia di dignità per chi lavora o per chi un lavoro lo cerca.

Questa “Democrazia” di cui, quando serve, ci riempiamo la bocca è la diretta responsabile della proliferazione di mafie e illegalità.

La cultura che stiamo promuovendo non ci aiuta ad uscire da questo momento così triste, la delega alle istituzioni che in più occasioni dimostrano la loro incapacità e realizzano il loro stesso fallimento ideologico.

La Democrazia è arrivata per noi dopo anni di dittatura forse questo lo abbiamo dimenticato o furbamente stanno cercando sempre di più di farcelo dimenticare per garantire un sistema per pochi.

Si confonde la Democrazia con la libera espressione delle idee, che in essa è contenuta e che però ne è solo una piccolissima nota.

Non è nello scarica barile che si tiene fede all’impegno democratico, che si assume venendo eletti dal popolo, che dovrebbe beneficiare dei servizi dei suoi rappresentanti ma si ritrova con individui che si piegano a logiche di partito che rinviano le decisioni attribuendo sempre responsabilità ad altri o che sono sopra di loro o che sono stati prima di loro.

La Democrazia è un atto di responsabilità verso gli altri e dovrebbero essere quelli meritevoli di questo titolo a doverla proteggere e far crescere.

In questi giorni si è riuscito ad usare la parola Democrazia un infinità di volte e tutte contraddicendo la realtà: Un paese democratico garantisce il lavoro, un paese democratico accoglie gli stranieri, un paese democratico sceglie liberamente i propri rappresentanti e lo fa in piena libertà.

La Democrazia è tutto questo è sicuramente non è nel nostro paese, ne tantomeno nelle nostre comunità che vedono troppe strette di mano e troppi compromessi a scapito di una idea di libera partecipazione di tutti a concorrere al bene di tutti.

Il divario sociale che si continua ad allargare tra le classi sociali è il sintomo di una Democrazia malata che avrebbe bisogno di essere curata e riabilitata, ma forse è meglio così perché su un malato puoi agire: tra pensioni, cure fittizie e servizi atti a risolvere un problema ma che in realtà non fanno nulla.

Come diceva Cesterton le favole non insegnano ai bambini che esistono i cattivi, perché questo lo sanno già, ma gli insegnano come affrontarli. È con questo spirito che vi offro un sogno.

Buona lettura conservando dentro di voi il sogno.

“La Famiglia Democrazia” di Angelo Coscia

Un paese contiene centinaia di città,

Centinaia di città contengono migliaia di quartieri,

Migliaia di quartieri contengono centinaia di migliaia di palazzi,

Centinaia di migliaia di palazzi contengono milioni di case,

Milioni di case contengono miliardi di camere…

Ma forse sto divagando...

Vi voglio raccontare una breve storia.

È la storia del signor Lavoro che non conosceva riposo, si impegnava ogni giorno ed esprimeva tutta la passione che portava nel cuore attraverso i suoi gesti.

Un giorno, il signor Lavoroconobbe la signorina Poesia, che restò affascinata dal suo fare forte e deciso. Lui trasmetteva: sicurezza…

 Lei sentì che poteva fidarsi e pensò che colui che era in grado di creare le cose con tanta passione l’avrebbe fatta vivere al sicuro da paure e dolori e si affidò a lui. Poesia era dolce ed ogni sua parola era una carezza. La loro storia fu travolgente ed importante.

Il signor Lavoro scoprì il senso delle cose e la signora Poesia diede sostanza al suo sognare. Presto i due innamorati donarono al mondo la loro prole.

Nacquero tre splendidi bambini: il primo si chiamò Impegno, la seconda Giustizia e la più piccina Verità. I tre crescevano sereni. Il signor Lavoro provvedeva ai suoi cari e dedicava loro tutto il suo tempo; la signora Poesia li accudiva e li ricopriva di attenzioni. A scuola erano l’orgoglio dei loro genitori.

Il tempo passava. Impegno, Giustizia e Verità divennero adolescenti e cominciavano a scoprire tutto il mondo che si nascondeva dietro l’uscio di casa.

Verità, piccola e indifesa, su quelle nuove strade del mondo che cominciava a conoscere, non sempre era accettata e questo la faceva soffrire al punto che decise di chiudersi nella sua stanza.  Impegno si lasciava sempre più andare e, tra zucchero e tv, si era lasciato ipnotizzare da talk show e talento di ogni tipo...

Giustizia cresceva e alla ricerca di indipendenza accettò un lavoro in un call-center.

In breve, in casa i colori dell’armonia si spensero e la signora Poesia perse il suo sorriso, nascosta dietro gli scudi delle finestre chiuse.

Il signor Lavoro aveva cominciato a reggere il capo sempre più pesante tra le mani e guardava il mondo attraverso la trasparenza di un bicchiere.

Il Tg parlava di femminicidio, di guerra, di dolore, di diritti violati e di baby squillo...

Un giorno Verità, rincasando, venne insultata da uomini che volevano solo usarla e, varcata la porta di casa, cadde in lacrime tra le braccia di Giustizia, che la ascoltò e si sentì impotente.

Verità chiese aiuto, voleva essere difesa, ma Giustizia sapeva che da sola non avrebbe potuto farcela: spense la tv e obbligò Impegno ad alzarsi e a seguirla giù in strada.

I tre, INSIEME, uscirono di casa e, guardandoli, la signora Poesia sentì rivivere dentro di sé di nuovo la forza e la fiducia. Rincuorata, riaprì tutte le finestre ed il colore inondò la casa.

Il signor Lavoro, destato dalla luce, alzò lo sguardo ed il sorriso della signora Poesia gli diede nuova speranza. Allora, di nuovo forte, svuotò la bottiglia, indossò in fretta giacca e cappello ed uscì di casa.

In strada, Impegno e Giustizia uniti, difesero Verità dai malfattori e da quel giorno sulla casa della famiglia Democrazia regna l’armonia.

 

Angelo Coscia

Foto Ivan Romano

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